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Diabete di tipo 2: con exenatide rischio cardiovascolare non superiore al placebo

Data di pubblicazione: 01/10/2017

Nei pazienti con diabete di tipo 2 a rischio cardiovascolare, exenatide non è meno sicuro del placebo. Ecco, in sintesi quanto risulta dallo studio Exscel (EXenatide Study of Cardiovascular Event Lowering) presentato al convegno dell'Easd, European Association for the study of Diabetes, svoltosi a Lisbona dall'11 al 15 settembre e pubblicato sul New England Journal of Medicine, primo autore Rury Holman, dell'Oxford Centre for Diabetes al Churchill Hospital di Oxford, Regno Unito. Somministrato una volta alla settimana e confrontato con placebo, exenatide non aumenta l'incidenza di eventi avversi cardiovascolari maggiori (MACE), un endpoint composito di morte cardiovascolare, infarto del miocardio non fatale o ictus non fatale, anche se l'obiettivo primario di riduzione del MACE ha mancato di poco la significatività statistica (p=0,061). Inoltre, nel gruppo exenatide è emersa una riduzione pari al 14% dell'incidenza di mortalità per tutte le cause, probabilmente attraverso un meccanismo diverso dalla riduzione della glicemia. Dice Francesco Giorgino, professore di Endocrinologia e malattie metaboliche all'Università degli Studi di Bari Aldo Moro: «Dato che le persone con diabete di tipo 2 hanno un rischio di mortalità per tutte le cause doppio e un rischio di morte cardiovascolare di quattro volte più alto rispetto ai sani, diventa imperativo che il trattamento per il diabete di tipo 2 non aumenti ulteriormente il rischio e le relative complicanze».

Tant'è che i dati di EXSCEL sono risultati coerenti con il profilo di sicurezza già noto del farmaco, e in particolare non è stato riportato alcun peggioramento della retinopatia, una complicanza microvascolare che si verifica comunemente nei pazienti con diabete di tipo 2 e può portare a gravi problemi di vista e anche a cecità. EXSCEL è un trial in doppio cieco, controllato con placebo, condotto in 35 paesi su oltre 14.000 pazienti con diabete di tipo 2 con o senza fattori di rischio cardiovascolari da due centri di ricerca: il Duke Clinical Research Institute (Durham, USA) e la University of Oxford Diabetes Trials Unit (Oxford, Regno Unito).

N Engl J Med. 2017. doi: 10.1056/NEJMoa1612917

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28910237

Tratto da: Doctor33, 01 ottobre 2017


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