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Medici e pazienti uniti contro il "farmaco di Stato"

Data di pubblicazione: 24/11/2016

Per contenere la spesa, l’Aifa ha proposto di adottare il principio dell'equivalenza terapeutica: tra i farmaci approvati per una stessa indicazione il Ssn rimborsa solo quello con il prezzo più basso. Una misura che non tiene conto dei pazienti né dell’autonomia dei medici.

Il bicchiere resta mezzo vuoto. Alla fine dell’incontro a porte chiuse organizzato nei giorni scorsi da Cittadinanzattiva–Tribunale per i diritti del malato, lo scenario immaginato dalle associazioni di medici e pazienti nel caso in cui entrasse in vigore la Determina 458 dell’Aifa sull’equivalenza terapeutica non prevede un lato positivo.

L’inequivocabile “no” alla proposta dell’Aifa è arrivato da tutte le associazioni presenti alla riunione: Amici, Amri, Anmar, Associazione malati di reni, Cardiosalus, Diabete Italia, Fand, Fare, Fimmg, Fnomceo, Forum nazionale dializzati e trapiantati, Sid, Sidemast, Sif, Simba, Simg, Sin (Nefrologia).

Le “disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica” proposte dall’Agenzie del farmaco infatti potrebbero avere, secondo le associazioni, gravi conseguenze per i pazienti e per i medici. Con i primi obbligati a cambiare farmaco nel bel mezzo di una terapia e i secondi costretti a rinunciare alla propria autonomia nelle scelta terapeutica per prescrivere solo la molecola indicata nelle linee guida per quella determinata patologia. Una procedura che stona non poco con i progressi della medicina personalizzata, secondo le associazioni. «Appropriatezza e sostenibilità - dichiara Silvestro Scotti, segretario nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) -  sono obiettivi non solo condivisibili ma necessari al sistema. La determina Aifa certamente non risponde a questi principi, ma mette in discussione l’autonomia professionale del medico e obbliga il paziente a rinunciare alla continuità e personalizzazione delle cure o a doverle pagare».

Ma non basta. A rischio è anche l’aderenza alla terapia, già tanto difficile da ottenere in pazienti con più malattie croniche. Potrebbe accadere per esempio che il farmaco a cui un paziente si è abituato venga sostituito da una nuova molecola che però non funziona allo stesso modo ed è quindi meno “appetibile” per chi lo deve assumere. La soluzione? Chi volesse mantenere la terapia preferita dovrebbe pagare il farmaco di tasca propria. «Se questa determina dovesse trovare applicazione così come è scritta - commenta Tonino Aceti, Coordinatore Nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva - accetteremmo che per esigenze di carattere economico si possa introdurre nel Servizio sanitario nazionale il cosiddetto farmaco di Stato; il medico amministrato che non sceglie in scienza e coscienza, ma esegue disposizioni amministrative; il paziente standardizzato, privo di specificità e bisogni particolari».

La determina 458 introduce il nuovo criterio dell’equivalenza terapeutica per acquistare i farmaci in concorrenza: tra due molecole differenti indicate per la stessa patologia la scelta dovrebbe avvenire in base al prezzo più scontato. Il principio si applicherebbe a tutti i farmaci con principi attivi diversi usati da almeno un anno.  Per esempio: nella categoria dei diuretici se ne potrà prescrivere solo uno, quello che vince la gara.

L’obiezione delle associazioni è già pronta da tempo ed è riuscita a ottenere una nuova sospensione di 30 giorni da parte dell’Aifa:«Gli esperti hanno evidenziato che la determina Aifa 458, dando il via libera alle gare tra farmaci “terapeuticamente equivalenti”, potrebbe limitare le molecole disponibili e favorire quelle con il prezzo più basso. Secondo questo principio, farmaci contenenti principi attivi diversi tra loro, ma appartenenti alla stessa classe potrebbero essere sostituibili tra loro, se fosse dimostrata l’equivalenza terapeutica».

Ma come si stabilisce l’equivalenza terapeutica? Chi decide, in sostanza, che un farmaco vale l’altro? 

«In realtà - scrivono le associazioni -  il concetto di equivalenza terapeutica andrebbe dimostrato mediante prove solide, ad esempio studi che dimostrino la non-superiorità di farmaci contenenti principi attivi diversi. Poiché tali tipologie di studi appaiono difficilmente attuabili da parte dei produttori di farmaci, anche per gli elevati costi che richiedono, la commissione incaricata di valutare l’equivalenza terapeutica si potrebbe avvalere di prove diverse, ma non in grado di dimostrare l’equivalenza terapeutica. É quindi evidente che tale meccanismo è stato disegnato con il solo obiettivo di tagliare i costi, senza considerare che le caratteristiche della persona possano richiedere farmaci con caratteristiche intrinseche differenti seppure raggruppate nella stessa categoria terapeutica».

Tratto da: Healthdesk, 24 novembre 2016


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