5permille
Indice generale

Nei diabetici ricoverati sitagliptina più insulina non inferiore allo schema basal-bolus

Data di pubblicazione: 23/12/2016

Nei pazienti con diabete di tipo 2 ricoverati in reparti di medicina e di chirurgia generale, l'associazione tra sitagliptina e insulina basale potrebbe essere un'alternativa gestibile con più facilità rispetto allo schema basal-bolus, ossia un bolo di insulina rapida ai tre pasti principali con l'aggiunta di una dose di insulina ad azione lenta al momento di coricarsi. Questo è quanto suggeriscono i risultati del trial SitaHospital, coordinato da Guillermo Umpierrez dalla Emory University di Atlanta e appena pubblicato su The Lancet Diabetes & Endocrinology. «Le linee guida per la gestione dei pazienti non critici con diabete di tipo 2 ricoverati in ospedale raccomandano l'uso di regimi insulinici secondo lo schema basal-bolus, da un lato impegnativi da gestire e dall'altro spesso associati al rischio di ipoglicemia» sottolineano gli autori, che hanno messo a confronto il trattamento basal-bolus con la somministrazione di sitagliptina, un inibitore della dipeptidil peptidasi 4 (DPP-4), associata a una dose basale di insulina ad azione lenta una volta al giorno. E i risultati parlano chiaro: la combinazione tra antidiabetico orale e insulina lenta è risultata di efficacia e sicurezza non inferiore ai regimi basal-bolus.

Ma non solo: l'associazione tra sitagliptina e insulina basale ha portato a un minore fabbisogno insulinico giornaliero e a un minor numero di iniezioni di insulina. «Al SitaHospital, uno studio multicentrico, prospettico e randomizzato di non-inferiorità, hanno preso parte 277 pazienti affetti da diabete di tipo 2 ricoverati in reparti di medicina o di chirurgia generale in cinque ospedali statunitensi» spiega Umpierrez, precisando inoltre che dal confronto tra i due trattamenti è emerso un rapido miglioramento del controllo glicemico in entrambi i gruppi, senza differenze in termini di glicemia media giornaliera, numero di eventi ipoglicemici, o complicazioni durante la degenza. E in un editoriale di commento Michael Nauck della Divisione di diabetologia del San Josef Hospital a Bochum in Germania, osserva: «Questi risultati potrebbero rappresentare un punto di riferimento per la gestione intraospedaliera dell'iperglicemia, ma sono necessari studi futuri per delineare percorsi più precisi per la cura individualizzata dei pazienti ricoverati. Lo studio è stato finanziato da Merck, e diversi autori hanno riportato rapporti finanziari con questa e altre aziende farmaceutiche.

Lancet Diabetes Endocrinol. 2016. doi: 10.1016/S2213-8587(16)30402-8

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27964837

Lancet Diabetes Endocrinol. 2016. doi: 10.1016/S2213-8587(16)30401-6

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27964838

Tratto da: Doctornews, 23 dicembre 2016


<<Inizio | <Precedente | 3946/4498 | Successivo> | Fine>>

Segnala ad un'amica o ad un amicoSegnala ad un'amica o ad un amico    Stampa la paginaStampa la pagina