La vitamina D è un ormone steroideo che influenza praticamente ogni cellula del corpo. Bassi livelli sono legati all’assottigliamento delle ossa, così come danni al cuore, cervello, sistema immunitario, disfunzioni metaboliche e un aumento del rischio di cancro. Numerosi studi hanno dimostrato che la vitamina D è un fattore fondamentale necessario per la normale secrezione di insulina, e che migliora la sensibilità a questo ormone. L’insulina è un ormone secreto dal pancreas che riveste un ruolo fondamentale nel controllo del peso corporeo, della glicemia e quindi nell’insorgenza del diabete e malattie cardiovascolari. È davvero importante il mantenimento di un livello sano di vitamina D nel corpo e ad esempio, c’è un importante collegamento tra carenza di vitamina D e la resistenza all’insulina, e il diabete tipo 1 e diabete di tipo 2. Secondo una recente ricerca pubblicata sulla rivista ‘Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism’, la carenza di vitamina D influenza il metabolismo del glucosio. In uno studio su 118 persone, quelle con bassi livelli di vitamina D erano più predisposti ad essere obesi, contrarre il diabete di tipo 2, il pre-diabete e sindrome metabolica, indipendentemente dal loro peso. Non è la prima volta che è stato dimostrato che la vitamina D gioca un ruolo nel diabete. Uno studio del 2014 ha scoperto che la vitamina D e la supplementazione di calcio, in combinazione con l’esercizio fisico, possono impedire al pre-diabete di progredire in un diabete in piena regola. Per ogni aumento di un’unità dei livelli di vitamina D, il rischio di progressione verso il diabete nelle persone con pre-diabete è sceso dell’8% . Un altro studio pubblicato nel 2013 ha rilevato che nei diabetici di tipo 2 a cui sono state somministrate 50.000 UI di vitamina D3 per via orale a settimana per otto settimane e si è evidenziata una significativa riduzione della glicemia a digiuno e di insulina. Da studio australiano su più di 5000 soggetti sani è, infatti, emerso che un aumento dei livelli di vitamina D riduce il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 del 29%. Nel caso dei pazienti con diagnosi di diabete 1, invece, il trattamento con vitamina D sembrerebbe rallentare la perdita delle cellule del pancreas a causa della risposta autoimmune dell’organismo. Negli Usa sta per partire una sperimentazione clinica a livello nazionale per esaminare in concreto se la vitamina D abbia un effetto sulla prevenzione del diabete di tipo 2. Lo studio ‘Vitamina D e diabete 2’ (D2d) è condotto da Anastassios G. Pittas, endocrinologo e Co- Direttore del Centro Diabete presso la Tufts Medical Center di Boston, in Massachusetts, e finanziato per 5 anni dal National Institutes of Health ( NIH). Lo studio D2d prevede il reclutamento di circa 2500 persone ad alto rischio di diabete in 20 centri medici situati il 17 stati del paese. I partecipanti riceveranno integratori a base di vitamina D o placebo, e saranno monitorati due volte l’anno per 4 anni per verificare una possibile insorgenza di diabete. ‘Il mantenimento di una dieta sana e rimanere fisicamente attivo è il modo migliore per ridurre il rischio di diabete di tipo 2’, ha commentato Pittas: ‘Tuttavia , per raggiungere e mantenere i cambiamenti di stile di vita necessarie a lungo termine è una sfida per molte persone. Pertanto, è fondamentale trovare nuove misure preventive che sono sicuri , efficaci, accessibili e di facile applicazione per prevenire futuri casi di diabete di tipo 2. Al termine dello studio, il nostro obiettivo è quello di avere prove inconfutabili sul fatto vitamina D riduca il rischio di diabete’. Il primo passo per raggiungere questo obiettivo è incoraggiare le persone ad alto rischio di diabete di partecipare a questo importante studio clinico. I risultati dello studio D2d sono attesi per l’anno 2018.
Tratto da: Progettoitalianews, Moreno Manzi, 19 gennaio 2017