Da uno studio pubblicato su Diabetologia dai ricercatori del King College di Londra, primo autore Giuseppe Maltese della Divisione cardiovascolare, emerge che i diabetici sofferenti di nefropatia fin delle prime fasi di malattia hanno un deficit dell'ormone protettivo anti-invecchiamento Klotho, che potrebbe giocare un ruolo significativo nello sviluppo della malattia renale, spesso prevalente nel diabete. L'ormone, cosiddetto della giovinezza, prodotto dai reni e dal cervello attraverso le cellule che producono il fluido cerebrospinale, sembra essere in grado di prolungare la vita, migliorare la funzione cognitiva e combattere i disturbi dell'invecchiamento. Ma alla luce di questi risultati Klotho potrebbe anche essere utilizzato come marcatore di rischio per prevedere malattie renali, oltre a essere un bersaglio per lo sviluppo di nuovi trattamenti per prevenire la malattia renale nei pazienti con diabete di tipo 1.
Già precedenti ricerche avevano suggerito che le donne sotto stress e con sintomi depressivi avevano livelli significativamente più bassi di Klotho, dimostrando un possibile legame tra l'ormone della giovinezza e lo stato cognitivo. «Klotho potrebbe essere l'anello di congiunzione fra stress cronico, depressione e morte prematura» scrivono gli autori. Allo studio hanno preso parte 78 pazienti con diabete di tipo 1 nei quali i ricercatori hanno analizzato campioni di sangue e urine scoprendo che 33 pazienti avevano microalbuminuria, un segno precoce di nefropatia diabetica. Ebbene, i soggetti con microalbuminuria avevano livelli più bassi di ormone circolante Klotho rispetto ai coetanei senza albumina nelle urine, nei quali i valori di ormone anti-invecchiamento erano simili a quelli osservati negli adulti sani. Afferma Maltese: «Per la prima volta Klotho è stato collegato alla nefropatia nel diabete di tipo 1, dato che apre la strada a nuove ed entusiasmanti ricerche sullo sviluppo di nuovi marcatori di malattia e potenzialmente nuovi trattamenti». Secondo gli autori questi dati aiuteranno i ricercatori a comprendere meglio i meccanismi con cui questo ormone favorisce un invecchiamento sano, così come il suo ruolo nelle malattie legate all'età.
Diabetologia 2017. Doi: 10.1007/s00125-017-4219-1
https://dx.doi.org/10.1007/s00125-017-4219-1
Tratto da: Doctornews, 15 febbraio 2017