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Diabete e scompenso cardiaco, il rapporto potrebbe essere stretto

Data di pubblicazione: 20/04/2017

Due recenti studi clinici (uno condotto su un antidiabetico, l'altro su un farmaco contro lo scompenso cardiaco) evidenziano quasi a sorpresa un rapporto molto stretto tra le due patologie e sulla possibilità di interventi terapeutici innovativi. Abbiamo chiesto un chiarimento a Carlo Bruno Giorda, past-president Amd (Associazione Medici Diabetologi).

Che cosa sappiamo di scompenso e diabete?

Lo scompenso cardiaco è associato al diabete, nel senso che la percentuale di diabetici che va incontro allo scompenso è nettamente superiore a quella della popolazione normale. Viceversa la percentuale di diabetici nei soggetti con scompenso cardiaco è superiore ad altre associazioni. Quindi, sicuramente esiste un legame tra le due condizioni. L'ipotesi più probabile è che lo scompenso cardiaco derivi anche da danni provocati dall'iperglicemia sia a livello endoteliale che di pompa cardiaca.

Quali evidenze ci sono riguardo al fatto che la cura del diabete migliori lo scompenso cardiaco?

Su questo punto abbiamo avuto di recente una grande novità: i risultati dello studio Empa-Reg (1) che ha dimostrato come l'empagliflozin, che è nato come farmaco per la cura dell'iperglicemia, si sia rivelato molto vantaggioso nei soggetti che, oltre al diabete, hanno lo scompenso cardiaco in quanto riduce la mortalità e l'ospedalizzazione per scompenso cardiaco. È molto probabile che questo effetto non sia attribuibile direttamente all'abbattimento della glicemia, ma che possano entrare in gioco altri fattori correlati, come ad esempio l'effetto diuretico di questo farmaco. Sta di fatto che empagliflozin è il primo antidiabetico che ha dimostrato un'assoluta efficacia nella prevenzione dello scompenso cardiaco. Riguardo agli altri farmaci, vi sono molte meno certezze. L'unico farmaco di cui è noto un effetto veramente negativo sono le sulfaniluree, e soprattutto la glibenclamide, che in alcuni studi dimostrano di avere un effetto deprimente sulla pompa cardiaca.

Che cosa c'è di nuovo nel rapporto tra scompenso e diabete?

Di nuovo c'è un'interessante analisi che è stata presentata all'American College of Cardiology (Acc), dove si riporta che una nuova classe di farmaci nata per curare lo scompenso cardiaco - Arni (Angiotensin II Receptor Blocker Neprilysin Inhibitor) - svela, oltre a un'efficacia sui pazienti scompensati, anche un miglioramento del compenso metabolico (2). Questa è una notizia abbastanza curiosa, in quanto abbiamo da un lato i farmaci come l'empagliflozin, nati per curare il diabete, che dimostrano un'efficacia notevole sulla prevenzione dello scompenso cardiaco e adesso abbiamo notizia che, quasi in una corrispondenza inversa o biunivoca, farmaci nati per curare lo scompenso cardiaco dimostrano di essere efficaci sul metabolismo glicidico.

Quali considerazioni si possono fare?

Probabilmente scompenso cardiaco e compenso del diabete sono molto legati tra di loro e i farmaci che vanno in qualche modo a interferire con questi meccanismi hanno effetti benefici sia su un versante che sull'altro. Certamente, tutto ciò deve essere ancora dimostrato. Lo studio preliminare presentato all'Acc, peraltro internazionale e condotto su grandi numeri, lancia un sasso nello stagno, ma c'è bisogno di altre conferme. È però molto intrigante questo rapporto biunivoco tra le due condizioni. Sarebbe importante che la ricerca e anche gli investimenti dell'industria cogliessero questi spunti, perché effettivamente bisognerebbe capire di più quali sono i legami che ci sono tra le due patologie, anche perché si potrebbero aprire nuove possibilità terapeutiche, andando così ad agire su due delle tre più importanti patologie croniche del mondo occidentale (diabete, scompenso cardiaco, Bpco). Ci sarebbe quindi, teoricamente, l'opportunità di sviluppare terapie che con un'unica azione potrebbero colpire due malattie croniche.

1] N Engl J Med, 2015;373(22):2117-28.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26378978

2] Lancet Diabetes Endocrinol, 2017 Mar 17 [Epub ahead of print]

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28330649

Tratto da: Diabetologia33, 20 aprile 2017


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