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Diabete e Alzheimer, possibile l'associazione: prediabete sottodiagnosticato

Data di pubblicazione: 20/04/2017

Un crescente numero di studi conferma l'associazione tra diabete e malattia di Alzheimer (Ad) e mette in guardia i medici rispetto ai molti casi di prediabete sottodiagnosticato che potrebbero celarsi tra le persone con declino cognitivo. In uno di questi, svolto presso la Georgetown University di Washington, sono stati presi in esame 125 pazienti con Ad precoce, sottoposti a test di tolleranza al glucosio a digiuno e ritestati due ore dopo aver mangiato, per verificare l'aumento di zuccheri nel sangue: è risultato che il 30% presentava pre-diabete e il 13% diabete. «Questo dato sta a indicare che dovremmo testare per il diabete tutti i pazienti con Ad precoce» afferma Scott Turner, direttore del Georgetown University Medical Center's Memory Disorders Program.

A ulteriore evidenza del legame tra le due malattie anche uno studio apparso sul “Journal of Clinical Investigation”, che ha mostrato come alti livelli glicemici possano far aumentare rapidamente i livelli di beta-amiloide, il cui accumulo innesca l'Ad. Gli autori, un gruppo di ricercatori della Washington University di St. Louis, hanno sottoposto modelli murini di Ad a infusioni di glucosio: in quelli senza malattia il raddoppio dei livelli della glicemia portava a un aumento dei livelli di beta-amiloide nel cervello del 20%, mentre negli individui anziani, che già avevano sviluppato placche cerebrali, l'aumento si è attestato al 40%. I picchi glicemici, secondo gli studiosi, avrebbero causato un aumento dell'attività neuronale, che ha a sua volta avrebbe promosso la produzione di beta-amiloide.

Uno dei più recenti studi sull'argomento, pubblicato su “Scientific Report”, ha evidenziato il legame molecolare specifico tra glucosio e Ad. Studiando campioni di cervello di persone con e senza Ad, ricercatori della University of Bath, nel Regno Unito, hanno scoperto che, nelle prime fasi della patologia, uno specifico enzima (il Mif, fattore inibitorio della migrazione dei macrofagi) è danneggiato da un processo di glicazione, particolarmente favorito dal diabete. Proprio la riduzione dell'attività di Mif potrebbe essere il “punto di non ritorno” nella progressione dell'Ad.

Tratto da: Diabetologia33, 20 aprile 2017


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