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Diabete: donne curate come gli uomini, ma con peggiori risultati di salute

Data di pubblicazione: 08/07/2017

A differenza degli altri Paesi europei e degli USA, in Italia non ci sono disparità di genere nell’accesso alle cure e nella qualità dell’assistenza. Nonostante ciò, gli outcome clinici nelle donne con diabete di tipo 1 e 2 sono peggiori rispetto agli uomini, con conseguenti maggiori rischi cardiovascolari e di complicanze associate al diabete.

È quanto emerso da un’analisi del Gruppo Donna di Amd (Associazione medici diabetologi) presentata a Bruxelles nell’ambito di un’audizione parlamentare europea sulla medicina di genere. L’analisi ha coinvolto oltre 470 mila pazienti (450 mila con diabete di tipo 2 e 28 mila con diabete di tipo 1) in cura presso un terzo circa dei servizi diabetologici italiani.

Oltre a essere inclusa negli Annali Amd, la ricerca è stata pubblicata su Diabetes Care e Plos One.

«Abbiamo cercato di capire come, a parità di assistenza e trattamento del diabete, permanga un divario di genere in termini di outcome clinici», ha spiegato Valeria Manicardi, coordinatore del Gruppo Donna Amd, direttore dell’Unità internistica multidisciplinare dell’ospedale di Montecchio e coordinatore diabete della Ausl di Reggio Emilia. «Nelle donne con diabete di tipo 2, ad esempio, il risultato nel controllo del colesterolo Ldl sotto 100 è sempre inferiore rispetto agli uomini del 3-5% e tende a peggiorare con l’età (fino all’8%). Nel caso del diabete di tipo 1, invece, le donne fanno più fatica a tenere sotto controllo l’emoglobina glicata, nonostante siano anche più trattate degli uomini: abbiamo infatti un 20% di donne trattate con microinfusore contro un 14% di uomini. L’unica buona notizia è che le donne diabetiche non sono più ipertese degli uomini, ma ci si dovrà occupare di più anche del target pressorio nei diabetici tipo 1 di genere maschile; tutti gli altri outcome, però, determinano nelle donne un maggior rischio di complicanze cardiovascolari: così, anche in Italia l’infarto nei pazienti con glicemia alta è più comune e grave “al femminile”, e la mortalità più elevata e il profilo di rischio cardiovascolare risultano peggiori rispetto agli uomini».

Le ragioni alla base delle differenze sono molte, secondo Manicardi: «Ci sono certamente differenze biologiche (variazioni ormonali legate al ciclo mestruale e alle diverse fasi della vita della donna) e una diversa risposta ai farmaci che oggi richiedono una maggiore attenzione e analisi: la sperimentazione clinica soprattutto sui farmaci è stata a lungo prettamente maschile, mentre è necessario indagare efficacia e sicurezza dei nuovi farmaci e dispositivi anche nelle donne, che dovrebbero rappresentare almeno il 40/50% dei soggetti da coinvolgere negli studi. Un’altra ragione potrebbe risiedere nella minore percezione da parte delle donne del rischio cardiovascolare e, soprattutto, una minore propensione a prendersi cura di sé».

Tratto da: Healthdesk, 07 luglio 2017


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