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Sensore sottocute, in sperimentazione al Policlinico di Milano

Data di pubblicazione: 21/07/2017

È recente la disponibilità in Italia di un nuovo dispositivo per il monitoraggio del glucosio costituito da un sensore inserito nel tessuto sottocutaneo, in grado di inviare i dati ad un'app su uno smartphone, migliorando il controllo glicemico e la qualità di vita dei pazienti con diabete di tipo 1 (Dm1). L'impiego è attualmente in corso su tre giovani adulti al Policlinico di Milano, di cui è responsabile del Servizio di Diabete e Malattie Metaboliche Emanuela Orsi, alla quale rivolgiamo alcune domande.

Dott.ssa Orsi, in che cosa consiste esattamente questo sistema?

È un sistema per la misurazione in continuo del glucosio composto da un sensore che viene inserito sottocute attraverso un piccolo intervento - fatto a livello ambulatoriale senza necessità di una sala operatoria - e da un trasmettitore che viene posto esternamente a livello della zona cutanea, al di sotto della quale c'è il sensore (tale trasmettitore viene applicato con un velcro e rimane fissato alla cute); questo trasmettitore è in grado di trasferire i dati glicemici a uno smartphone. Il monitoraggio della glicemia in continuo è già disponibile: la differenza rispetto ai sistemi già esistenti è che in questo caso il sensore è posto nel sottocute e rimane per 90 giorni, anche se è già in sviluppo un sistema che permane per 6 mesi, mentre negli altri è esterno, rileva i livelli di glucosio nel sottocute e deve essere sostituito ogni settimana. Analogo posizionamento avviene per il sistema Flash Glucose Monitoring, il cui sensore viene sostituito ogni 15 giorni: i dati vengono trasmessi ad un ricevente che funziona anche da glucometro. Nei sistemi di monitoraggio del glucosio in continuo si può avere il profilo giornaliero, per cui il paziente può scaricare questi dati e avere delle analisi statistiche per vedere qual è la propria variabilità glicemica e quali sono i valori soprasoglia e sottosoglia. Il valore aggiunto di questi sistemi è quello delle cosiddette frecce di tendenza: il sensore riesce a rilevare cambiamenti delle concentrazioni del glucosio verso l'alto o verso il basso e le variazioni sono graficamente rappresentate da frecce che indicano l'andamento del glucosio, che fanno percepire al paziente il rischio di incorrere in una ipoglicemia intervenendo prima che si sviluppi la crisi. Questa è una sicurezza importante, in quanto questi pazienti possono non avere la percezione sintomatologica dell'ipoglicemia, rischiando il coma. Una novità presente in questo nuovo sistema inserito sottocute è la presenza di un sistema di allarmi, utile soprattutto se si superano le soglie definite per ipoglicemia o iperglicemia, per cui il trasmettitore vibra e il paziente dallo smartphone si accorge che c'è qualcosa che non va e può prendere provvedimenti.

Quali sono stati i criteri per la scelta dei pazienti ai quali applicare questo sistema?

Abbiamo posizionato questo sistema in pazienti con diabete di tipo 1 già portatori di microinfusore oppure in terapia insulinica multi-iniettiva, con esperienza nella gestione tecnologica dell'automonitoraggio, affinché potessero sfruttare appieno le potenzialità. Un altro criterio di scelta è stata la presenza di variabilità glicemica, per capire se questo tipo di strumento potesse dare un valore aggiunto al paziente nel gestire meglio valori di iperglicemia e ipoglicemia.

Quali risultati preliminari state ottenendo?

Sicuramente c'è un gradimento da parte dei pazienti con anche un riferito miglioramento della qualità di vita. A noi interessava anche capire quanto questo sistema fosse accettato dal paziente, dato l'inserimento in sottocute del sensore. L'altro versante riguarda il compenso glicemico, relativamente alla variabilità: i pazienti si sono resi conto molto di più dell'andamento della loro glicemia nel tempo durante la giornata e quindi hanno potuto comprendere e poi correggere alcune problematiche, come per esempio i rialzi postprandiali legati alla tipologia di alimento assunto o alla modalità in cui veniva erogato il bolo del microinfusore.

C'è una curva di apprendimento da parte sia del team diabetologico sia del paziente?

In ospedale ci si è preparati perché naturalmente non è una procedura complicata, ma prevede un'organizzazione in quanto per l'applicazione dei sensori occorrono campi sterili con zona dedicata. Inoltre è stato effettuato un training su materiale inorganico per studiare tutta la procedura e non avere problemi nell'applicazione, per la quale è stata ottenuta una certificazione. Resta comunque di pertinenza della struttura la presenza di personale idoneo, sia medico che infermieristico preparato. Per quanto riguarda il paziente, come già detto, si tratta di soggetti che già sanno utilizzare le tecnologie per l'automonitoraggio, ma comunque è stato necessario istruirli all'utilizzo dello specifico sistema di scarico e lettura del dato. Al termine di questo periodo di esperienza clinica e alla luce di dati più robusti che otterremo, potrà partire un'eventuale contrattazione per l'acquisizione di ulteriori strumenti, e la eventuale rimborsabilità del sistema a livello regionale.

Tratto da: Diabetologia33, 21 luglio 2017


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