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Diabete 2, durata azione sulfoniluree influisce su rischio cardiovascolare

Data di pubblicazione: 03/10/2017

Il profilo di rischio cardiovascolare associato all'uso di sulfoniluree nel diabete di tipo 2 non differisce significativamente tra agenti specifici a breve durata e farmaci non specifici a lunga durata, ma questi ultimi hanno maggiori probabilità di causare ipoglicemia grave, suggerisce uno studio pubblicato su Diabetes Care. «Diversi studi sull'utilizzo dei farmaci mostrano che le sulfoniluree sono il secondo farmaco antidiabetico orale più comunemente usato dopo la metformina e sono raccomandati nella maggior parte delle linee guida come trattamento di seconda linea in pazienti con diabete di tipo 2» spiega Samy Suissa, della McGill University di Montreal, in Canada, che ha guidato il gruppo di studio. L'analisi ha coinvolto 1.863 pazienti ai quali era stata appena prescritta una sulfonilurea non specifica a lunga azione tra gliburide e glimepiride, e altri 15.741 pazienti ai quali era invece appena stata prescritta una sulfonilurea specifica a breve durata tra gliclazide, glipizide e tolbutamide.

Osservando l'incidenza di infarto miocardico acuto, ictus ischemico e morte da cause cardiovascolari o mortalità per tutte le cause, i ricercatori non hanno trovato differenze significative tra le sulfoniluree non specifiche a lunga durata e gli agenti specifici a breve termine, ma l'uso del primo tipo di farmaco è stato fortemente associato a un più alto rischio di ipoglicemia severa con un tasso di 7,4 per 1.000 all'anno rispetto a un tasso di 3,8 per 1.000 all'anno per i farmaci specifici a breve termine. Poiché l'ipoglicemia è stata individuata come potenziale fattore favorente la malattia cardiovascolare, essa è particolarmente indesiderabile per una popolazione di pazienti già a rischio elevato per tale evento. «Il nostro studio dimostra che la scelta di un particolare tipo di sulfonilurea rispetto alle altre non influisce sulla sicurezza cardiovascolare, ma, a causa dell'effetto di grave ipoglicemia che gli agenti non specifici a lunga durata possono causare, i composti specifici ad azione breve dovrebbero essere preferiti» dichiarano gli autori. Gli stessi ricercatori, però, avvertono di una possibile debolezza dello studio, in quanto l'intervallo di follow-up relativamente breve, di poco più di un anno, non ha consentito di valutare il rischio a lungo termine di entrambi i tipi di farmaco.

Diabetes Care. 2017. doi: 10.2337/dc17-0595

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28864502  

tratto da: Doctornews, 03 ottobre 2017


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