Il diabete mellito di tipo 2 è una malattia cronica su base multifattoriale caratterizzata dalla combinazione di resistenza all'insulina periferica e alterata secrezione di insulina da parte delle cellule beta pancreatiche. L’insulina svolge un ruolo essenziale nel nostro organismo in quanto necessaria per l’ingresso del glucosio (zucchero) nelle cellule e quale fonte principale di energia. Questa fondamentale azione dell’insulina è meno efficiente nelle persone con diabete e già in quelle predisposte a sviluppare il diabete, un’alterazione nota come insulino-resistenza.
Questa resistenza impone un aumento della produzione di insulina da parte delle cellule beta del pancreas. Se questo effetto compensatorio viene meno si svilupperà un progressivo aumento della glicemia che sarà tanto maggiore quanto più la produzione di insulina diventa insufficiente. La cronica esposizione dei tessuti e soprattutto dei vasi alla cronica iperglicemia aumenta il rischio di sviluppare le complicanze del diabete: retinopatia, nefropatia, neuropatia e aterosclerosi a carico dei vasi del cuore (coronarie), dei vasi afferenti al cervello (carotidi) e delle arterie degli arti inferiori. Il diabete di tipo 2 è la principale causa non-traumatica di cecità e insufficienza renale cronica e comporta un rischio da due a quattro volte maggiore di malattie cardiovascolari (cardiopatia ischemica e ictus) e un aumento di venti volte del rischio di amputazione degli arti inferiori. Altre complicanze includono la disfunzione sessuale e un aumentata predisposizione per le infezioni. Queste gravi complicanze rendono conto della riduzione fino anche a dieci anni dell’aspettativa di vita delle persone con diabete di tipo 2. Anche, se non soprattutto, per questo, negli ultimi anni, questa malattia ha assunto le caratteristiche di una vera propria emergenza sanitaria visto il continuo aumento del numero delle persone affette.
Secondo stime attuali, si contano nel mondo circa 415 milioni di soggetti affetti da diabete mellito, un numero destinato ad aumentare fino a raggiungere i 650 milioni nel 2040. In Italia sono oltre 4 milioni le persone affette da diabete, pari a circa il 7% dell’intera popolazione.
CAUSE E FATTORI DI RISCHIO
Il diabete mellito di tipo 2 è la risultante dell’interazione tra una predisposizione genetica e fattori ambientali. Il diabete tipo 2 è, infatti, caratterizzato da una marcata familiarità. Analogamente, alcune etnie (come per esempio neri, ispanici, indiani americani e asiatici-americani), proprio per uno specifico assetto genetico, sono più propense a sviluppare diabete tipo 2. Nei soggetti geneticamente predisposti una serie di fattori di rischio possono favorire lo sviluppo della malattia. Tra questi ricordiamo:
Come si può notare alcuni di questi fattori di rischio non sono modificabili (l’età) mentre altri possono essere opportunamente modificati (peso corporeo e attività fisica). L’intervento su questi ultimi può essere estremamente efficace. Una anche modesta riduzione del peso corporeo, una regolare attività fisica (per esempio trenta minuti di camminata a passo veloce almeno 5 giorni la settimana) possono ridurre di quasi il 60 per cento il rischio di sviluppare, in questi soggetti a rischio, la comparsa di un diabete tipo 2 clinicamente evidente.
SINTOMI E SEGNI
Il diabete tipo 2 può rimanere asintomatico anche per lunghi periodi. Infatti si considera che ogni due persone con diabete noto ce ne sia almeno un’altra in cui il diabete è presente ma non ancora diagnosticato. Spesso il diabete viene identificato in occasione di una patologia intercorrente. I sintomi, se presenti, sono piuttosto caratteristici: poliuria (minzione frequente e abbondante), polidipsia (aumento della sete), polifagia (aumento dell’appetito), disturbi della vista e, più raramente, perdita di peso. Altri sintomi comunemente presenti alla diagnosi possono includere parestesie, infezioni genitali e astenia. In casi estremi la glicemia può essere anche molto elevata (>600 mg/dl) e che può portare al coma iperosmolare, caratterizzato grave disidratazione, marcata viscosità ematica e alterazioni dello stato di coscienza.
DIAGNOSI
In presenza di sintomi tipici della malattia (poliuria, polidipsia, polifagia), la diagnosi di diabete si basa sul riscontro, anche in una sola occasione, di glicemia casuale ≥200 mg/dl indipendentemente dal momento della giornata (prima o dopo un pasto). In assenza dei sintomi tipici la diagnosi di diabete viene posta con il riscontro di:
– glicemia a digiuno ≥126 mg/dl (per digiuno si intende almeno 8 ore di astensione dal cibo) in due occasioni consecutive
oppure
– glicemia ≥200 mg/dl 2 ore dopo carico orale di 75 g glucosio
oppure
– HbA1c (emoglobina glicata) ≥48 mmol/mol (6.5%),
COME SI CURA
Gli obiettivi nella cura dei pazienti con diabete mellito sono di eliminare i sintomi e di prevenire, o almeno rallentare, lo sviluppo delle complicanze d’organo. Questo si ottiene soprattutto con un adeguato controllo della glicemia. Il primo passo nel trattamento del diabete mellito di tipo 2 è rappresentato dalla correzione dello stile di vita con particolare attenzione a dieta (povera di zuccheri semplici e grassi), esercizio fisico e riduzione del peso. Con lo stile di vita può essere presa in considerazione una terapia farmacologica. Il farmaco di prima scelta è rappresentato dalla metformina che migliora la sensibilità dei tessuti all’azione dell’insulina. Un secondo farmaco può essere aggiunto se il controllo glicemico (HbA1c <7.0%) non è raggiunto dopo tre mesi.
Attualmente sono disponibili almeno sette classi di farmaci che possono essere combinati in vario modo nel tentativo di garantire un controllo glicemico a lungo termine. La terapia del diabete tipo 2 prevede anche il controllo di fattori di rischio cardiovascolare (ipertensione arteriosa, alterazione dei livelli di trigliceridi e colesterolo, aumento dell’acido urico) che spesso coesistono nello stesso soggetto e che contribuiscono a aumentarne il rischio cardiovascolare. Recentemente alcuni farmaci per il diabete hanno dimostrato anche un effetto positivo sul rischio cardiovascolare indipendente dal loro effetto sulla glicemia. Fondamentale nella prevenzione delle complicanze del diabete, oltre alla terapia di cui sopra, è anche l’esecuzione di uno screening ad intervalli regolari che permetta di identificare i primissimi segni delle complicanze così da mettere in atto tutte le misure di prevenzione e cura necessarie.
Consulenza: Stefano Del Prato, direttore dell'unità operativa di malattie del metabolismo e diabetologia dell’Università di Pisa
NOTA BENE: le informazioni in questa pagina non possono sostituire il parere e le spiegazioni del tuo medico
Tratto da: Fondazione Veronesi, 14 giugno 2025