Diminuire le quantità di sodio in pane, prodotti confezionati e pasti da asporto può migliorare la salute pubblica senza modificare le abitudini alimentari della popolazione.
Limitare il sale nei prodotti di largo consumo può avere effetti concreti sulla salute del cuore. Lo dimostra uno studio condotto dall’Agenzia Nazionale Francese di Sanità Pubblica, guidato da Clémence Grave, che ha analizzato l’impatto di una minore quantità di sale nelle baguette e negli altri tipi di pane. Utilizzando dati nazionali e modelli matematici, i ricercatori hanno stimato che ridurre il contenuto di sodio in questi alimenti potrebbe abbassare l’assunzione giornaliera di sale di 0,35 grammi a persona. L’effetto sulla popolazione sarebbe significativo: i decessi potrebbero diminuire di oltre mille unità all’anno e i ricoveri per cardiopatia ischemica calerebbero dell’1,04%. Gli uomini di tutte le età trarrebbero beneficio, mentre tra le donne l’impatto maggiore si osserva nella fascia 55-64 anni. “Riformulare i prodotti alimentari con piccole modifiche impercettibili può avere un impatto concreto sulla salute pubblica – spiega Grave – . Questa strategia è efficace perché non richiede cambiamenti nello stile di vita, ma crea automaticamente un ambiente alimentare più sano”. La Francia, che nel 2019 aveva fissato l’obiettivo di ridurre il consumo di sale del 30%, ha già visto gran parte del pane rispettare i nuovi standard di sodio, confermando l’efficacia delle strategie nazionali di salute pubblica
Il ruolo degli alimenti confezionati e da asporto nel Regno Unito
Parallelamente, un gruppo di ricerca dell’Università di Oxford, guidato da Lauren Bandy, ha analizzato l’assunzione di sodio da prodotti confezionati e pasti da asporto nel Regno Unito. La modellazione ha incluso 84 categorie di alimenti di largo consumo, tra cui pane, formaggi, carni e snack, e 24 tipologie di opzioni da asporto come hamburger e pizza. Secondo i calcoli, il pieno raggiungimento degli obiettivi di riduzione del sale fissati per il 2024 permetterebbe di abbassare l’assunzione media giornaliera di sodio da 6,1 a 4,9 grammi, pari a una riduzione del 17,5%. Nel lungo periodo, si potrebbero prevenire circa 103mila casi di cardiopatia ischemica e 25mila ictus, con benefici anche in termini di qualità della vita e risparmio sui costi sanitari. “Il settore alimentare ha ancora margini di miglioramento nella riduzione del sale – sottolinea Bandy -. Raggiungere gli obiettivi nazionali potrebbe salvare migliaia di vite senza richiedere cambiamenti nelle abitudini dei consumatori”.
Una strategia globale per la salute cardiovascolare
Entrambi gli studi confermano che ridurre il sodio negli alimenti di largo consumo è una strategia efficace per migliorare la salute della popolazione. Daniel Jones, presidente delle linee guida 2025 dell’American Heart Association, evidenzia come anche piccoli abbassamenti della pressione sanguigna a livello individuale possano tradursi in benefici significativi quando considerati su larga scala. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda un’assunzione giornaliera di sodio inferiore a 2 grammi, ma il consumo globale supera di gran lunga questo limite. Interventi mirati su alimenti centrali nella dieta quotidiana, come pane e prodotti preconfezionati, rappresentano quindi una leva concreta per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari e migliorare la salute pubblica nel lungo periodo.
Tratto da: Sanità Informazione, I.F., 28 gennaio 2026