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Malattia renale cronica: pericolosa e silenziosa ma oggi si cura a domicilio

Data di pubblicazione: 14/03/2026

L’Italia ha risposto all’appello internazionale implementando la “rivoluzione nefrologica” favorendo la diagnosi precoce e un trattamento tempestivo.

La Malattia Renale Cronica (MRC) è una patologia che l’Oms a maggio 2025 e l’Onu dopo pochi mesi hanno definito “priorità per la salute pubblica mondiale”. Tre sono i motivi che sottendono questo importante riconoscimento.

Il primo è che il 10-15% della popolazione mondiale convive con questa malattia; il numero totale di pazienti nel mondo è di poco superiore a 850 milioni, 95% dei quali con malattia non in fase dialitica (in Italia circa 5 milioni), numeri in continua crescita. Questo perché diabete, ipertensione, obesità e malattie cardiovascolari, che sono i principali fattori di rischio, sono oggi malattie epidemiche. Ma a causarla in una percentuale che supera il 30-40%, troviamo anche le malattie infiammatorie renali -le cosiddette glomerulonefriti- ed alcune malattie ereditarie, malattia policistica in primis.

L’impatto economico della malattia

Il secondo motivo è che la MRC è gravata da alti costi per i pazienti e per lo Stato. È un’importante causa di eventi cardiovascolari fatali e non-fatali: la mortalità da MRC è aumentata del 41% negli ultimi 30 anni e si stima che la MRC diventerà la terza causa di morte in Europa entro il 2050. Per i “sopravvissuti”, la storia naturale della malattia porta alla dialisi (che aumenta in modo esponenziale il rischio cardiovascolare) o, nei pochi più fortunati, al trapianto renale. La dialisi è un trattamento che riduce smisuratamente aspettativa di vita e qualità di vita e che è anche gravato da costi elevati -e sempre più insostenibili- per lo Stato. Nelle ultime tre decadi, i casi in dialisi sono aumentati (+37% in Italia). Oggi nel nostro paese abbiamo circa 40.000 pazienti in trattamento emodialitico in centri ospedalieri o privati accreditati per i quali il nostro Ssn spende circa 2,5 miliardi di euro all’anno. Minore rispetto ad altri paesi europei il ricorso al trapianto renale (28.000 pazienti in Italia). Poco sviluppata anche la dialisi peritoneale (solo 4.500 pazienti in Italia, 10% dei dializzati), terapia più fisiologica eseguita dal paziente al proprio domicilio.

Bassa consapevolezza tra la popolazione

L’ultima fattore indicato da Oms e Onu è che, nonostante il peso della MRC sia di gran lunga superiore rispetto alle altre malattie cronico-degenerative in termini di frequenza, prognosi e costi, paradossalmente la consapevolezza su questa malattia è oggi ancora bassa nella popolazione generale e tra i medici non-nefrologi: solo il 10-20% dei pazienti affetti sono a conoscenza di essere “malati renali”. La scarsa consapevolezza è causata dalla scarsità di sintomi sino alle fasi avanzate di malattia. Inoltre, la bassa innovatività terapeutica nel secolo passato ha contribuito a generare un atteggiamento fatalistico sulla MRC, abbassando il livello di attenzione dei clinici e del cittadino comune su questa patologia.

Oggi però l’atteggiamento può e deve cambiare radicalmente. Oms e Onu raccomandano di elevare il livello di attenzione su questa malattia favorendo diagnosi precoce e trattamento tempestivo. Questo cambiamento di paradigma non è solo determinato dalle caratteristiche negative su menzionate ma anche e soprattutto dal nuovo armamentario terapeutico, in primis gliflozine, antialdosteronici non steroidei, e GLP1-RA, che se inseriti precocemente in terapia possono “curare” la MRC e rinviare la dialisi di oltre 20 anni. Inoltre, i miglioramenti tecnologici della dialisi peritoneale hanno elevato questa metodica dialitica da terapia “di nicchia” a terapia di prima scelta.

La rivoluzione nefrologica italiana

Prima tra i paesi europei, l’Italia ha risposto prontamente all’appello internazionale mettendo in atto una serie di iniziative volte a implementare la “rivoluzione nefrologica” nel nostro Paese attivando prevenzione e domiciliarità delle cure, ossia i due pilastri portanti del PNRR-M6. La Società Italiana di Nefrologia (SIN) sta infatti supportando un disegno di legge sullo screening della MRC negli ambulatori di medici di medicina generale (MMG) e, in parallelo, un progetto di formazione su circa 20.000 MMG attivi sull’intero territorio nazionale. Inoltre, ha facilitato l’uso dei farmaci innovativi per la protezione renale mediante diverse interlocuzioni con gli organi regolatori. Infine, nell’ambito della domiciliarità ha redatto un documento per incentivare il trapianto di rene da vivente ed ha prodotto una analisi di costo-efficacia con l’Università Cattolica di Roma che per la prima volta ha dimostrato la superiorità della dialisi peritoneale sulla emodialisi sia per la migliore qualità di vita sia per i costi inferiori (-43%). I dati saranno presentati in occasione della Giornata mondiale del rene il 12 marzo 2026 a Roma.

Certamente il percorso è lungo e complesso ma incentivare prevenzione e domiciliarità in Nefrologia rappresenta una “win-win strategy” che porterà benefici ai milioni di pazienti nefropatici come alle casse dello Stato italiano e darà luce anche alla Nefrologia, specialità regina della Medicina Interna ma sinora poco conosciuta.

Tratto da: Il Sole 24 Ore, Luca De Nicola - Ordinario di Nefrologia all’Università Vanvitelli di Napoli, Presidente Società Italiana di Nefrologia, 14 marzo 2026


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