Nei pazienti con diabete sottoposti ad angioplastica coronarica (PCI), l’attività fisica aerobica rappresenta un elemento chiave nella prevenzione secondaria. Un ampio studio osservazionale basato su database nazionale coreano fornisce nuove evidenze sul ruolo dell’esercizio nel ridurre il rischio cardiovascolare e, soprattutto, sull’importanza della sua continuità nel tempo. L’analisi ha incluso oltre 8.000 pazienti diabetici sottoposti a PCI, con informazioni dettagliate sulle abitudini di esercizio aerobico prima e dopo la procedura. I pazienti sono stati suddivisi in quattro gruppi: 1. non praticanti; 2. nuovi praticanti; 3. interruzione dell’attività; 4. mantenimento dell’esercizio. L’endpoint principale era rappresentato dai MACE (Major Adverse Cardiovascular Events), comprendenti mortalità totale, infarto miocardico, rivascolarizzazione e scompenso cardiaco. Durante un follow-up medio di circa 5 anni, i pazienti che praticavano attività fisica, indipendentemente dal fatto che avessero iniziato o mantenuto l’esercizio, hanno mostrato un rischio significativamente ridotto di eventi cardiovascolari rispetto ai soggetti sedentari. Il beneficio maggiore è stato osservato nei pazienti che hanno mantenuto l’attività nel tempo, con una riduzione del rischio di eventi pari a circa il 22%. Un dato particolarmente interessante riguarda la relazione tra quantità di esercizio e rischio: il beneficio massimo si è osservato con livelli moderati di attività (1.000–1.499 MET-min/settimana); quantità superiori (≥1.500 MET-min/settimana) non hanno determinato ulteriori vantaggi, suggerendo una curva a J. Questi risultati rafforzano il ruolo dell’esercizio fisico come componente fondamentale della gestione dei pazienti diabetici dopo PCI. Tuttavia, emerge un messaggio importante: non è necessario “fare di più” per ottenere benefici, ma piuttosto mantenere nel tempo un livello costante e moderato di attività. Nei pazienti con diabete sottoposti a PCI, l’attività fisica aerobica è associata a una significativa riduzione del rischio cardiovascolare, soprattutto se mantenuta nel tempo. Un livello moderato di esercizio sembra rappresentare il “dosaggio ottimale”, aprendo la strada a una prescrizione più personalizzata dell’attività fisica nella pratica clinica.
Fonte: Hans, https://doi.org/10.1093/eurjpc/zwaf170.
Tratto da: Cardiolink, Andreina Carbone, 30 maggio 2026