Cuore e diabete: nuovi dati su terapie e rischio nei pazienti con scompenso e diabete di tipo 2
Uno studio svedese ha analizzato oltre 50.000 pazienti combinando i dati del Registro Svedese dello Scompenso Cardiaco, del Registro Nazionale del Diabete e di altri registri nazionali, al fine di valutare i pattern terapeutici e gli esiti clinici nei pazienti con scompenso cardiaco (HF) e diabete di tipo 2 (T2DM). Nei pazienti con HF (n = 37.903, età mediana 74 anni, 35% donne), la presenza di T2DM era associata a un maggiore uso di inibitori SGLT2, a un minore uso di antagonisti del recettore dei mineralcorticoidi (MRA) e a un minore uso di RASi/ARNi nei pazienti con frazione di eiezione ridotta o lievemente ridotta. Durante un follow-up mediano di 1,8 anni, il diabete era collegato ad un maggior rischio di prima ospedalizzazione per HF e di morte per tutte le cause, senza tuttavia aumentare il rischio di morte cardiovascolare isolata. Nei pazienti con T2DM (n = 16.266, età mediana 76 anni, 29% donne), la presenza di HF era associata a un maggiore uso di SGLT2i e a un minore uso di metformina. Durante un follow-up mediano di 2,2 anni, l'HF era legata a un aumentato rischio di morte cardiovascolare, di morte per tutte le cause e di infarto miocardico. Lo studio evidenzia che il T2DM nei pazienti con HF aumenta l'uso di SGLT2i ma non compensa il maggiore rischio di morte e ospedalizzazione per HF, mentre l'HF nei pazienti diabetici comporta un rischio ancora maggiore, inclusi eventi cardiovascolari acuti. In sintesi, la presenza simultanea di HF e diabete aumenta significativamente il rischio clinico, confermando la necessità di una gestione terapeutica mirata e dell'uso ottimale di farmaci come SGLT2i, MRA e RASi/ARNi nei pazienti ad alto rischio.
Fonte: Musella et al. https://doi.org/10.1093/eurjpc/zwaf504.
Tratto da: Cardiolink, Andreina Carbone, 17 marzo 2026
