Tirzepatide aggiunta all’insulina basale migliora il controllo glicemico nel diabete di tipo 2
L’intensificazione della terapia nei pazienti con diabete di tipo 2 (DT2) non adeguatamente controllato con insulina basale rappresenta una sfida clinica rilevante, soprattutto quando si ricerca un miglioramento del controllo glicemico senza compromettere la tollerabilità del trattamento. In uno studio clinico di fase 3 condotto in Cina, 257 pazienti con DT2 non controllato trattati con insulina glargine una volta al giorno, da sola o associata a metformina e talvolta a inibitori del cotrasportatore sodio glucosio di tipo 2 (SGLT2), sono stati randomizzati a ricevere tirzepatide settimanale a dosi di 5 mg, 10 mg o 15 mg oppure placebo per 40 settimane. L’aggiunta di tirzepatide ha determinato una riduzione significativamente maggiore dell’emoglobina glicata (HbA1c) rispetto al placebo. Alla settimana 40 la variazione media è stata -2.39% con tirzepatide 10 mg e -2.37% con 15 mg, rispetto a -0.91% con placebo, con una differenza rispetto al placebo di -1.48% (intervallo di confidenza [CI] 97.5%, -1.87 a -1.08) per la dose da 10 mg e -1.45% (CI 97.5%, -1.85 a -1.06) per la dose da 15 mg (p<0.0001 per entrambe). Gli eventi avversi più frequenti con tirzepatide sono stati di tipo gastrointestinale e generalmente di entità lieve o moderata. La diarrea è stata riportata nel 26% dei pazienti trattati con 5 mg, nel 37% con 10 mg e nel 37% con 15 mg, rispetto all’8% nel gruppo placebo. Una riduzione dell’appetito è stata osservata nel 29%, 25% e 32% dei pazienti rispettivamente, mentre non è stata riportata nel gruppo placebo. Anche nausea e vomito sono risultati più frequenti con tirzepatide, ma con incidenza relativamente bassa. Nel complesso, l’aggiunta di tirzepatide all’insulina basale ha migliorato in modo sostanziale il controllo glicemico nei pazienti con DT2 ed è stata generalmente ben tollerata, supportando il suo potenziale utilizzo terapeutico in questa popolazione.
Fonte: Guo L et al. Lancet Diabetes Endocrinol. 2025. doi:10.1016/S2213-8587(25)00248-7.
Tratto da: Cardiolink, Martina Chiriacò, 21 marzo 2026
