Diabete di tipo 1: uno studio per trattarlo senza immunosoppressione
La ricerca, basata su cellule produttrici di insulina ingegnerizzata, è il primo testato su umani
Una terapia cellulare sperimentale basata su cellule produttrici di insulina ingegnerizzate per sfuggire al sistema immunitario potrebbe consentire, in futuro, di trattare il diabete di tipo 1 senza ricorrere all'immunosoppressione cronica. È questo l'obiettivo del primo studio sull'uomo presentato al congresso annuale 2026 della International Society for Stem Cell Research (ISSCR) da Sonja Schrepfer, del Cedars-Sinai Medical Center negli Stati Uniti e Guest Professor dell'Universita' di Uppsala, in Svezia.
Il cuore dello studio
La ricerca valuta se cellule allogeniche rese "ipoimmuni" possano sopravvivere, rimanere protette dall'attacco del sistema immunitario e continuare a produrre insulina dopo il trapianto. Il lavoro affronta uno dei principali ostacoli che finora hanno limitato l'impiego delle terapie sostitutive basate sulle isole pancreatiche o sulle cellule staminali nel diabete di tipo 1: il rigetto immunitario. Attualmente, infatti, la malattia viene trattata prevalentemente "sostituendo l'insulina, non le cellule produttrici di insulina che sono andate perdute", ha spiegato Sonja Schrepfer.
Il cambio di rotta
"Il nostro obiettivo è sviluppare un approccio di sostituzione cellulare che possa sopravvivere e funzionare senza immunosoppressione cronica, con la prospettiva di offrire in futuro una terapia curativa per le persone con diabete di tipo 1". Lo studio rappresenta il primo passaggio clinico per verificare se l'ingegnerizzazione ipoimmune sia realmente in grado di proteggere le cellule trapiantate dall'attacco del sistema immunitario mantenendone la funzionalità senza ricorrere a farmaci immunosoppressori per tutta la vita. "Il risultato più significativo è che ora possiamo verificare in uno studio sull'uomo se l'ingegnerizzazione ipoimmune permetta alle cellule allogeniche trapiantate di persistere e funzionare senza immunosoppressione cronica", ha sottolineato Schrepfer. "Questa è stata una delle questioni centrali per il settore". Secondo i ricercatori, le possibili ricadute dello studio vanno oltre il solo diabete. La sperimentazione potrebbe infatti contribuire allo sviluppo di numerose terapie cellulari allogeniche basate su cellule staminali, verificando sicurezza, persistenza, protezione immunitaria e funzionalità delle cellule ingegnerizzate nell'uomo. Se gli esiti saranno confermati da studi successivi, questa strategia potrebbe eliminare uno dei principali limiti che oggi ostacolano la diffusione delle terapie sostitutive cellulari. "Questi risultati potrebbero sostenere uno scenario futuro nel quale la terapia di sostituzione cellulare per il diabete di tipo 1 diventi applicabile su larga scala e non richieda più' un’immunodepressione permanente", ha osservato Schrepfer. "Sarebbe un passo importante verso una cura funzionale, sostituendo le cellule produttrici di insulina perdute, ripristinando la produzione biologica di insulina e riducendo il peso quotidiano della gestione della malattia".
Restano tuttavia numerosi interrogativi aperti, tra cui la durata nel tempo della terapia, l'interazione delle cellule ipoimmuni con le risposte immunitarie alloimmuni e autoimmuni e la possibilità' di sviluppare prodotti terapeutici scalabili destinati a un numero maggiore di pazienti. "Se riusciremo a proteggere in modo affidabile le cellule trapiantate dal rigetto immunitario, questo approccio potrebbe aprire la strada a numerose terapie sostitutive basate su cellule, tessuti e, in prospettiva, organi, disponibili per i pazienti quando e dove saranno necessarie", ha concluso la ricercatrice.
Tratto da: AGI Salute,11 luglio 2026
