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Obesitā: orforglipron riduce il peso fino al 9,6% in persone con diabete

Una compressa al giorno capace di agire sul recettore GLP-1 e di ottenere una riduzione significativa del peso nelle persone con diabete di tipo 2. È quanto emerge da uno studio di fase 3, pubblicato su Lancet, su orforglipron, agonista orale non peptidico del recettore GLP-1. Dopo 72 settimane, alla dose più elevata la perdita media di peso ha raggiunto il 9,6%, contro il 2,5% con placebo. Migliorati anche HbA1c e altri parametri cardiometabolici, mentre gli effetti indesiderati più frequenti sono risultati gastrointestinali.

Dal GLP-1 iniettabile alla compressa: perché orforglipron può rappresentare una svolta

La lotta all’obesità, soprattutto quando associata al diabete di tipo 2, potrebbe avere a disposizione una nuova arma terapeutica: non un’iniezione, ma una compressa da assumere una volta al giorno. È questo uno degli elementi di maggiore interesse di orforglipron, agonista orale del recettore GLP-1 a piccola molecola e non peptidico, valutato in un ampio studio clinico di fase 3 della durata di 72 settimane.

L’obesità è oggi considerata una malattia cronica e rappresenta uno dei principali fattori che contribuiscono allo sviluppo del diabete di tipo 2 e delle complicanze metaboliche e cardiovascolari associate. La possibilità di ottenere una perdita di peso clinicamente rilevante è quindi importante non soltanto per il numero indicato dalla bilancia, ma per la gestione complessiva del rischio metabolico.

Negli ultimi anni gli agonisti del recettore GLP-1 hanno modificato profondamente il trattamento del diabete e dell’obesità. Il GLP-1, glucagon-like peptide-1, è un ormone coinvolto nella regolazione della glicemia e dell’appetito. I farmaci che ne imitano l’azione possono favorire il controllo glicemico e, attraverso diversi meccanismi, contribuire alla riduzione dell’assunzione di cibo e del peso corporeo.

Una delle caratteristiche che distingue orforglipron è però la sua natura chimica. Si tratta infatti di una piccola molecola non peptidica progettata per essere assunta per via orale. Un aspetto potenzialmente importante perché potrebbe ampliare le modalità attraverso le quali utilizzare farmacologicamente il meccanismo del GLP-1.

Lo studio ha coinvolto 136 centri distribuiti in dieci Paesi ed è stato condotto con un disegno di fase 3, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo. Sono stati inclusi adulti con indice di massa corporea, BMI, pari o superiore a 27 kg/m² e con diabete di tipo 2 non perfettamente controllato: i valori di emoglobina glicata, HbA1c, all’ingresso nello studio erano infatti compresi fra il 7 e il 10%.

Delle 2.859 persone inizialmente sottoposte a screening, 1.613 sono state randomizzate. I partecipanti sono stati assegnati a quattro gruppi: 329 hanno ricevuto orforglipron 6 mg, 332 la dose da 12 mg, 322 quella da 36 mg e 630 il placebo. Il trattamento farmacologico è stato utilizzato come complemento alle modificazioni dello stile di vita.

Il profilo dei partecipanti fotografa una popolazione con un importante carico metabolico. Il peso medio iniziale era di 101,4 chilogrammi, mentre il BMI medio raggiungeva 35,6 kg/m². L’HbA1c media era dell’8,05%, pari a 64,4 mmol/mol. Quasi la metà dei partecipanti, il 46,9%, era costituita da donne. Il tasso di completamento dello studio è stato elevato: 1.444 persone, pari all’89,5% dei partecipanti randomizzati, hanno raggiunto la conclusione delle 72 settimane.

Perdita di peso fino al 9,6% e benefici metabolici: cosa mostrano i risultati

L’obiettivo principale dello studio era verificare la variazione percentuale media del peso corporeo tra l’inizio della sperimentazione e la settimana 72. I risultati indicano una relazione evidente fra dose di orforglipron e riduzione ponderale.

Con la dose di 6 mg al giorno, il calo medio del peso è stato del 5,1%. Salendo a 12 mg, la riduzione ha raggiunto il 7%, mentre con la dose più elevata, 36 mg, si è arrivati a una perdita media del 9,6%. Nel gruppo placebo la diminuzione è stata invece del 2,5%.

Le differenze rispetto al placebo sono risultate statisticamente significative per tutte e tre le dosi studiate. La differenza stimata di trattamento è stata di -2,7 punti percentuali con 6 mg, di -4,5 punti con 12 mg e di -7,1 punti percentuali con 36 mg. In tutti i confronti il valore di p è risultato inferiore a 0,0001.

Tradotto in termini più immediati, una riduzione del 9,6% per una persona che partisse dal peso medio osservato nello studio, circa 101,4 chilogrammi, corrisponderebbe indicativamente a quasi 9,7 chilogrammi. È un calcolo puramente esemplificativo, perché il risultato percentuale dello studio descrive una media statistica e non consente di prevedere quanto peso possa perdere il singolo paziente.

Un altro elemento importante è che l’effetto non sembra essersi limitato al peso corporeo. Secondo i risultati dello studio, tutte le misure prespecificate relative al peso e ai parametri cardiometabolici, compresa l’HbA1c, sono migliorate in maniera statisticamente significativa nei gruppi trattati con orforglipron.

Questo aspetto assume particolare rilievo nella popolazione studiata. Nei pazienti con diabete di tipo 2 e obesità o sovrappeso, infatti, peso corporeo e controllo glicemico costituiscono due componenti strettamente collegate della gestione della malattia. Una terapia in grado di intervenire contemporaneamente su entrambe può quindi avere un interesse clinico considerevole.

Va però sottolineato che il confronto principale è stato effettuato con placebo e che i risultati dello studio non equivalgono automaticamente a una dimostrazione di superiorità o equivalenza rispetto agli altri farmaci della classe GLP-1 disponibili o ad altre terapie per l’obesità. Per stabilire differenze precise in termini di efficacia, tollerabilità, aderenza e risultati a lungo termine servono confronti diretti e dati specificamente progettati per rispondere a queste domande.

Anche la modalità di analisi merita attenzione. L’endpoint primario è stato valutato attraverso il cosiddetto “treatment regimen estimand”, che considera i dati di tutti i partecipanti randomizzati indipendentemente da determinati eventi intercorrenti verificatisi durante la sperimentazione. È una scelta metodologica rilevante perché mira a fornire una stima dell’effetto del trattamento all’interno delle condizioni previste dal regime terapeutico dello studio.

Sicurezza: cosa bisogna ancora considerare

L’efficacia sulla bilancia è soltanto una parte della valutazione di un nuovo trattamento destinato a una malattia cronica. Un farmaco contro obesità e diabete potrebbe infatti essere utilizzato per periodi prolungati e la tollerabilità assume quindi un peso decisivo.

Nel trial, gli eventi avversi più comuni associati a orforglipron sono stati di natura gastrointestinale e prevalentemente di intensità lieve o moderata. Si sono verificati soprattutto durante la fase di incremento progressivo della dose, un andamento coerente con quanto già osservato per altri agonisti del recettore GLP-1.

Gli effetti indesiderati hanno avuto anche conseguenze sull’aderenza al trattamento. Le interruzioni dovute a eventi avversi hanno interessato tra il 6,1% e il 9,9% dei pazienti trattati con orforglipron, a seconda della dose, rispetto al 4,1% nel gruppo placebo. È un dato da tenere presente: nella pratica clinica, infatti, l’efficacia teorica di una terapia deve sempre essere confrontata con la capacità dei pazienti di assumerla nel tempo.

Durante le 72 settimane sono stati inoltre registrati dieci decessi: sei tra i partecipanti assegnati a orforglipron e quattro nel gruppo placebo. Secondo quanto riportato nello studio, gli sperimentatori hanno giudicato tutti i decessi non correlati al trattamento, fatta eccezione per un caso nel gruppo placebo e uno nel gruppo che assumeva orforglipron 12 mg. Per quest’ultimo, tuttavia, non è stata riportata un’associazione causale con il trattamento.

La presenza di questi eventi non permette, da sola, di stabilire un rapporto causa-effetto con il farmaco. È proprio per questo che la sicurezza dei trattamenti destinati a popolazioni molto ampie viene valutata attraverso l’insieme delle evidenze disponibili, il tipo e la frequenza degli eventi, la loro distribuzione fra i gruppi, il giudizio clinico e, successivamente, dati provenienti da ulteriori studi e dalla sorveglianza su numeri ancora maggiori di pazienti.

Gli autori concludono che il profilo di sicurezza osservato per orforglipron è risultato simile a quello della classe degli agonisti del recettore GLP-1. Il dato particolarmente interessante resta dunque l’unione fra un’efficacia significativa sul peso e la possibilità della somministrazione orale quotidiana.

Quest’ultimo elemento potrebbe avere implicazioni pratiche. Una compressa può rappresentare per alcuni pazienti un’opzione più semplice o accettabile rispetto a una terapia iniettabile. Tuttavia, la comodità della somministrazione non deve essere confusa con l’appropriatezza clinica: la scelta di un trattamento per obesità e diabete dipende dal profilo del paziente, dalle patologie concomitanti, dagli obiettivi terapeutici, dalla tollerabilità e dalle indicazioni autorizzate.

Un nuovo scenario

I risultati di fase 3 su orforglipron indicano che una piccola molecola orale capace di attivare il recettore GLP-1 può produrre una riduzione significativa del peso corporeo nelle persone con obesità o sovrappeso e diabete di tipo 2. Dopo 72 settimane, la perdita media di peso è passata dal 5,1% con 6 mg al 7% con 12 mg, fino al 9,6% con 36 mg, contro il 2,5% ottenuto con placebo.

Al risultato ponderale si aggiunge il miglioramento statisticamente significativo dell’HbA1c e degli altri parametri cardiometabolici prespecificati. Sul fronte della sicurezza, il quadro è caratterizzato soprattutto da disturbi gastrointestinali, generalmente lievi o moderati e più frequenti durante l’aumento progressivo della dose, ma anche da una percentuale di interruzioni per eventi avversi superiore rispetto al placebo.

Il dato scientificamente più rilevante è che lo studio dimostra, nella popolazione analizzata, che l’attivazione farmacologica orale del recettore GLP-1 attraverso una molecola non peptidica può tradursi in una perdita di peso significativamente superiore al placebo, accompagnata da benefici sul controllo metabolico.

Se questi risultati saranno inseriti in un quadro complessivo favorevole di efficacia, sicurezza e sostenibilità nel lungo periodo, orforglipron potrebbe contribuire ad allargare ulteriormente le possibilità terapeutiche contro due delle malattie croniche più strettamente intrecciate del nostro tempo: obesità e diabete di tipo 2.

Deborah B Horn et al.,  Orforglipron, an oral small-molecule GLP-1 receptor agonist, for the treatment of obesity in people with type 2 diabetes (ATTAIN-2): a phase 3, double-blind, randomised, multicentre, placebo-controlled trial. Lancet. 2026 Dec 20;406(10522):2927-2944.

 doi: 10.1016/S0140-6736(25)02165-8. Epub 2025 Nov 20.

Tratto da: Pharmastar, Emilia Vaccaro, 04 settembre 2026