Torna l’ora solare: cosa succede al cuore e al sonno
Con l'ultima domenica di ottobre si torna all'ora solare. Gli studi mostrano che il passaggio d'autunno, a differenza di quello primaverile, non aumenta il rischio di infarto. Cosa cambia davvero per sonno e salute.
Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre, alle 3, gli orologi torneranno indietro di un’ora e si chiuderà la stagione dell’ora legale. A fissare il calendario è una direttiva europea, la 2000/84/CE, che colloca il passaggio nell’ultima domenica di ottobre e il ritorno all’ora legale nell’ultima domenica di marzo. Per molti significa un’ora di sonno in più nella notte del cambio e, dal giorno seguente, tramonti anticipati di colpo. Per chi si occupa di cuore e di sonno è anche l’occasione per tornare su una domanda che la ricerca si pone da quasi vent’anni: spostare le lancette ha conseguenze sulla salute cardiovascolare?
L’orologio che abbiamo dentro
Il nostro organismo segue un ritmo di circa ventiquattro ore regolato da un piccolo gruppo di neuroni dell’ipotalamo, il nucleo soprachiasmatico, che si sincronizza soprattutto grazie alla luce che raggiunge la retina. Da questo orologio interno dipendono la produzione di melatonina alla sera, il picco di cortisolo al risveglio e le oscillazioni quotidiane di pressione arteriosa e frequenza cardiaca, che tendono a salire nelle prime ore del mattino, la fascia oraria in cui gli infarti sono più frequenti. Quando l’ora dell’orologio cambia all’improvviso, mentre luce e ritmo biologico non si sono ancora adeguati, per qualche giorno si crea un piccolo disallineamento, paragonabile a un jet lag di un solo fuso orario.
Primavera e autunno non sono la stessa cosa
Il primo studio a sollevare il problema fu pubblicato nel 2008 sul New England Journal of Medicine da ricercatori svedesi, che osservarono più infarti nei primi tre giorni lavorativi successivi al passaggio primaverile all’ora legale e, al contrario, una lieve diminuzione il lunedì dopo il ritorno all’ora solare, quando si guadagna un’ora di sonno [1]. Da allora le ricerche si sono moltiplicate e due metanalisi hanno provato a tirare le somme. La prima, coordinata dall’Università di Ferrara e pubblicata nel 2019, ha riunito sette studi per oltre 115.000 persone: nella settimana dopo il cambio di primavera il rischio di infarto risultava più alto del 5% circa, mentre dopo il ritorno all’ora solare non emergeva alcun aumento significativo [2]. Una revisione più ampia, uscita nel 2024 su Deutsches Ärzteblatt International, ha confermato lo stesso andamento, con un aumento del 4% dopo il passaggio primaverile e un valore statisticamente indistinguibile dall’assenza di effetto dopo quello autunnale [3].
Un’analisi condotta in Michigan sugli infarti trattati con angioplastica aggiunge un dettaglio curioso. Il lunedì successivo al passaggio all’ora legale gli interventi erano cresciuti del 24%, il martedì dopo il ritorno all’ora solare erano calati del 21%, eppure il totale settimanale restava invariato in entrambi i periodi [4]. Secondo gli autori, il cambio dell’ora sembra anticipare o posticipare di qualche giorno eventi che, in persone già vulnerabili, si sarebbero verificati comunque.
Le proporzioni vanno tenute a mente. Un aumento del rischio del 4-5% concentrato in una sola settimana dell’anno è un effetto modesto se paragonato a quello di fumo, ipertensione o colesterolo alto, e non giustifica alcuna preoccupazione particolare.
Il cambiamento che si sente davvero: la luce
Il passaggio di ottobre, dal punto di vista cardiaco, è quindi il meno temibile dei due. Le conseguenze più tangibili riguardano piuttosto la luce: con il buio che arriva nel tardo pomeriggio si riducono le occasioni di camminare all’aperto dopo il lavoro, e molte persone avvertono stanchezza e un calo dell’umore nelle settimane seguenti. Sono effetti legati alla stagione più che alla lancetta, ma il cambio li rende improvvisi. Mantenere un po’ di attività fisica anche quando le giornate si accorciano è con ogni probabilità la scelta più utile che si possa fare per il cuore in questo periodo.
Ora solare o ora legale per sempre?
In Europa la discussione va avanti dal 2018, quando la Commissione propose di abolire il cambio stagionale lasciando a ciascun Paese la scelta dell’orario definitivo; la proposta si è però arenata in Consiglio, dove gli Stati non hanno trovato un accordo. In Italia il tema è tornato d’attualità a marzo, quando la Commissione Attività produttive della Camera ha avviato un’indagine conoscitiva sull’impatto dell’ora legale permanente, concentrata soprattutto sugli effetti energetici ed economici; i lavori, che avrebbero dovuto chiudersi entro giugno, non hanno ancora prodotto un documento conclusivo.
La medicina del sonno ha una posizione piuttosto chiara. L’American Academy of Sleep Medicine, nel documento ufficiale pubblicato nel 2020, si è espressa per l’abolizione del cambio e per l’adozione permanente dell’ora solare, giudicata la più coerente con il nostro orologio biologico [5]. Lo stesso documento ricorda che in Europa la European Sleep Research Society, la European Biological Rhythms Society e la Society for Research on Biological Rhythms avevano già indicato in una dichiarazione congiunta l’ora solare permanente come la scelta migliore per la salute pubblica. Un’ora legale mantenuta tutto l’anno porterebbe infatti, nei mesi invernali, mattine buie fino a tardi: la luce del mattino è il segnale più efficace per sincronizzare il ritmo circadiano, e quando manca il sonno tende a spostarsi in avanti, ampliando quel divario tra orologio biologico e orari sociali che i ricercatori chiamano jet lag sociale.
Come affrontare il cambio senza fatica
Per la maggior parte delle persone bastano pochi giorni per adattarsi e non serve alcuna precauzione speciale. Qualche abitudine può comunque rendere la transizione più morbida: esporsi alla luce naturale al mattino, anche con una breve passeggiata; tenere orari regolari per coricarsi e alzarsi, fine settimana compreso; limitare il caffè nel pomeriggio e l’alcol la sera, che peggiorano la qualità del riposo; resistere alla tentazione di usare l’ora in più per fare tardi, perché il vantaggio svanisce subito. Anziani, bambini piccoli e chi lavora su turni possono impiegare qualche giorno in più. Chi assume farmaci a orari fissi e ha dubbi su come gestire il passaggio può chiedere consiglio al medico o al farmacista.
Al rapporto tra riposo e salute cardiovascolare abbiamo dedicato un approfondimento specifico: dormire bene per vivere meglio, il sonno come terapia del cuore.
Domande frequenti
Quando torna l’ora solare nel 2026?
Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026: alle 3 le lancette vanno riportate alle 2. Smartphone e computer si aggiornano da soli.
Il cambio dell’ora aumenta il rischio di infarto?
Dopo il passaggio primaverile all’ora legale gli studi rilevano un piccolo aumento, intorno al 4-5% nella settimana successiva. Dopo il ritorno all’ora solare in autunno non è stato osservato alcun aumento significativo.
Perché il cambio di primavera pesa di più?
In primavera si perde un’ora di sonno e ci si alza prima rispetto al proprio orologio biologico, mentre in autunno l’ora viene restituita e l’adattamento risulta più semplice.
Meglio l’ora solare o l’ora legale tutto l’anno?
Le società scientifiche di medicina del sonno, come l’American Academy of Sleep Medicine, considerano l’ora solare permanente la soluzione più vicina ai ritmi biologici. La decisione resta politica e, in Europa, è ancora aperta.
Come adattarsi al cambio dell’ora?
Luce naturale al mattino, orari regolari di sonno, poco caffè nel pomeriggio e poco alcol la sera. In genere l’organismo si riallinea in pochi giorni.
Bibliografia
Janszky I, Ljung R. Shifts to and from daylight saving time and incidence of myocardial infarction. N Engl J Med. 2008;359(18):1966-8. doi:10.1056/NEJMc0807104. PMID: 18971502.
Manfredini R, Fabbian F, Cappadona R, De Giorgi A, Bravi F, Carradori T, et al. Daylight saving time and acute myocardial infarction: a meta-analysis. J Clin Med. 2019;8(3):404. doi:10.3390/jcm8030404. PMID: 30909587.
Hurst A, Morfeld P, Lewis P, Erren TC. Daylight saving time transitions and risk of heart attack: a systematic review and meta-analysis. Dtsch Arztebl Int. 2024;121(15):490-6. doi:10.3238/arztebl.m2024.0078. PMID: 38888468.
Sandhu A, Seth M, Gurm HS. Daylight savings time and myocardial infarction. Open Heart. 2014;1(1):e000019. doi:10.1136/openhrt-2013-000019. PMID: 25332784.
Rishi MA, Ahmed O, Barrantes Perez JH, Berneking M, Dombrowsky J, Flynn-Evans EE, et al. Daylight saving time: an American Academy of Sleep Medicine position statement. J Clin Sleep Med. 2020;16(10):1781-4. doi:10.5664/jcsm.8780. PMID: 32844740.
Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere del medico.
Tratto da: Sismed, 24 ottobre 2026
