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Città in salute se «a misura di famiglia»

 

Partecipato confronto al S. Barnaba per decidere il futuro delle politiche comunali e provinciali
Per avere una città in buona salute, bisogna ripensarla «a misura di famiglia»: delle sue caratteristiche e dei suoi bisogni oggi diversi rispetto a pochi decenni fa. Sempre più piccola e spesso frammentata, colpita dalla crisi, in difficoltà a conciliare il tempo degli affetti e quello del lavoro, la famiglia "in affanno" resta la prima risorsa su cui puntare per il futuro delle nuove generazioni e per una buona convivenza nel presente.
"La famiglia e la città" hanno obiettivi comuni da perseguire e il convegno che - con questo titolo - ha affollato ieri l'auditorium San Barnaba sta a dimostrare l'interesse condiviso per un lavoro di "rete", tra le istituzioni pubbliche, il terzo settore e l'associazionismo. L'iniziativa dell'assessorato comunale alla Famiglia, con il contributo della Provincia e di Acb Servizi ha esteso la riflessione in tema, in chiusura del corso di formazione sullo Sviluppo delle politiche familiari, per le rappresentanze coinvolte nella stesura del Piano di zona.
La famiglia è cambiata e ne danno una misura le cifre portate dalla giornalista Anna Della Moretta che ha coordinato il dibattito: dal 2000 al 2008 i nuclei residenti nel Comune di Brescia sono passati da 87mila a 92mila e il 42 per cento oggi risulta formato da una sola persona.
La famiglia come "un prisma", per leggere gli effetti combinati delle politiche sociali: ha utilizzato questa immagine la relatrice Geneviève Ninnin Dell'Acqua parlando della necessità di "scelte strategiche di sistema" che coinvolgendo i diversi aspetti - dalla casa alla scuola, dai trasporti all'economia - facilitino i rapporti tra le persone e le generazioni, la solidarietà e la coesione sociale.
In questa prospettiva, la buona politica familiare integra e coordina i diversi campi d'azione, riconosce e valorizza le capacità dei singoli nuclei, promuove la partecipazione, dà sostegno a fronte delle responsabilità che le famiglie hanno nei confronti dei loro componenti. E, al termine del corso di formazione «Sviluppo delle Politiche familiari» sono emerse alcune indicazioni operative, ricordate dalla prof. Dell'Acqua: «La famiglia deve essere coinvolta in ogni momento della vita cittadina, ma è anche necessario - per chi amministra - non perdere di vista le relazioni intergenerazionali e far sì che la famiglia diventi un soggetto politico e sia protagonista di alcune scelte. Gestire le responsabilità significa, tuttavia, gestire le competenze: le buone azioni possono discendere da buone intenzioni culturali».
Un'opportunità importante, per sperimentare nuovi servizi e iniziative di supporto, è costituita dalla legge regionale 23 del 1999, che in dieci anni ha dato risorse per la realizzazione di 5700 progetti in Lombardia: 579 a Brescia, con un investimento di 10.943.000 euro. La consigliera regionale Margherita Peroni, che è stata relatrice della Legge famiglia, ne ha tracciato ieri un bilancio, notando nel decennio la crescita dell'associazionismo familiare (da 367 a 675 realtà), la parte importante assunta dalle iniziative di sostegno ai genitori nei loro compiti educativi e da quelle rivolte al tempo libero dei bambini e dei giovani. Sono stati sperimentati servizi per la prima infanzia, con iniziative che si adattano ai ritmi familiari; sono previsti nuovi posti di nido e micronido e un potenziamento dei consultori familiari. La legge 23, ha sottolineato Margherita Peroni, guarda alla famiglia come "risorsa e istituzione fondamentale", come "soggetto sociale politicamente rilevante". La legge 3 del 2008 punta alla piena sussidiarietà e, nella stesura dei piani di zona, confluiscono i tre temi cruciali dell'educazione, della conciliazione dei tempi di lavoro e di vita familiare, dell'invecchiamento e della cronicità. Non a caso, per l'anno in corso, sono disponibili finanziamenti per nuovi servizi nido e micro-nido, ma anche progetti per il sostegno alla maternità o a famiglie in difficoltà in cui siano presenti sia un minore sia un anziano in Rsa».
Gli interventi che si sono succeduti hanno offerto uno spaccato significativo della pluralità dei problemi: dalle separazioni alla salute mentale, dalla tossicodipendenza agli affidi. Brescia, ha osservato in conclusione l'assessore comunale alla Famiglia Giorgio Maione, ha le carte in regola per proporre un suo modello di politica adatto a promuovere benessere, a prevenire il disagio e a sviluppare una "cultura della famiglia". Si lavora al coordinamento nella pluralità dei servizi e stanno diventando realtà i "Punti famiglia" per orientare alla loro fruizione secondo le diverse esigenze.
Tratto da: Giornale di Brescia, Elisabetta Nicoli, 28 febbraio 2010