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Insufficienza cardiaca dopo il diabete, il rischio di mortalità è il più alto

Secondo uno studio danese, l'insufficienza cardiaca sviluppata dopo una diagnosi di diabete di tipo 2, si associa al più alto rischio di morte a 5 anni e riduzione della durata di vita nei 5 anni rispetto a qualsiasi altra malattia cardiaca o renale. «Con l'emergere di nuovi trattamenti come i farmaci inibitori Sglt e gli antagonisti del recettore Glp-1 per il diabete di tipo 2, alcuni dei quali hanno dimostrato di ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, i medici sono in grado di concentrarsi sulla prevenzione di malattie cardiovascolari e insufficienza cardiaca in pazienti con diabete di tipo 2» ha spiegato l'autrice Bochra Zareini, del Herlev Gentofte University Hospital di Copenaghen.

«Il nostro studio evidenzia quali sottogruppi di pazienti necessitano e possono trarne il maggior beneficio da valutazione di rischio, prevenzione e trattamento mirati» ha continuato. I risultati sono frutto di un'analisi di oltre 153.000 persone con nuova diagnosi di diabete di tipo 2 identificate in un registro nazionale della Danimarca dal 1998 al 2015. Al 45,1% di questi soggetti è stata diagnosticata una malattia cardiaca o renale durante il follow-up mediano di 9,7 anni. «Abbiamo osservato che lo sviluppo di insufficienza cardiaca da sola o in combinazione con ictus, nefropatia cronica o arteriopatia periferica ha conferito il più alto rischio di morte a 5 anni. Questo si è tradotto in una diminuzione media da 12 a 25 mesi di vita entro i successivi 5 anni e in un aumento da 3 a 5 volte del rischio di morte a 5 anni rispetto ai pazienti con diabete di tipo 2 senza malattia cardiovascolare» scrivono gli autori nello studio pubblicato su Circulation: Cardiovascular Quality and Outcomes. I rischi osservati sono stati elevati indipendentemente da quando i pazienti hanno sviluppato le malattie dopo il diabete. Tuttavia, la mancanza di informazioni sui fattori clinici che descrivono in dettaglio la gravità di insufficienza cardiaca e diabete e la progressione e la gravità di quest'ultimo rappresentano un limite dello studio. In più, come specificato dagli autori, i risultati vanno interpretati con cautela, non avendo incluso gli effetti del trattamento dei nuovi farmaci per il diabete.

Circ Cardiovasc Qual Outcomes. 2020. Doi: 10.1161/CIRCOUTCOMES.119.006260

https://doi.org/10.1161/CIRCOUTCOMES.119.006260

Tratto da: Diabetologia33, 04 agosto 2020