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Novità dall'ESC 2020 sul trattamento dello scompenso cardiaco a frazione d'eiezione ridotta: lo studio EMPEROR-Reduced

L’empaglifozina riduce il rischio di morte cardiovascolare e ospedalizzazione per scompenso cardiaco in pazienti con insufficienza cardiaca a ridotta frazione d’eiezione. Questo è il risultato del trial EMPEROR-Reduced presentato al congresso ESC 2020 e pubblicato sulla prestigiosa rivista “New England Journal Medicine”. Nel trial sono stati valutati gli effetti della empaglifozina 10 mg/die (versus placebo) in pazienti con scompenso cardiaco a frazione d’eiezione ridotta, con o senza diabete mellito, che già ricevevano la terapia appropriata per lo scompenso. L’endpoint primario era morte cardiovascolare o ospedalizzazione per scompenso; quelli secondari includevano eventi avversi renali come la dialisi, il trapianto renale o una riduzione importante della filtrazione glomerulare. Il trial ha arruolato pazienti ad alto rischio, che non erano  ben rappresentati negli studi precedenti. Sono stati arruolati 3730 pazienti con scompenso cardiaco e frazione d’eiezione ventricolare sinistra uguale o inferiore al 40%, con o senza diabete e sono stati randomizzati a ricevere empaglifozina 10 mg una volta al giorno o placebo. I pazienti sono stati seguiti per un follow-up mediano di 16 mesi: l’endpoint primario si è verificato in 361 pazienti del gruppo empaglifozina e in 462 del gruppo placebo (hazard ratio [HR] 0.75; 95% confidence interval [CI] 0.65–0.86; p<0.0001). Empaglifozina riduceva le ospedalizzazioni totali per scompenso cardiaco (HR 0.70; 95% CI 0.58–0.85; p<0.001). Eventi renali avversi si sono verificati in 30 pazienti del gruppo empaglifozina e 58 del gruppo placebo (HR 0.50; 95% CI 0.32–0.77; p<0.01). Le infezioni del tratto genito-urinario, non complicate, erano più comuni nel gruppo empaglifozina (1.3% vs. 0.4%), ma l’incidenza di ipotensione ed ipoglicemia era simile nei due gruppi. L’empaglifozina ridurrebbe il rischio di eventi cardiaci avversi in pazienti scompensati del 30% e del 50% gli eventi avversi renali. Questo trial dimostra che i benefici degli inibitori del SGLT2 possono essere estesi a quei pazienti ad alto rischio, già in terapia ottimale per lo scompenso cardiaco, diabetici e non, e che questo farmaco potrebbe far parte del trattamento standard dell’insufficienza cardiaca a frazione d’eiezione ridotta.

Fonte: Packer et al 10.1056/NEJMoa2022190.

Tratto da: Cardiolink, 16 settembre 2020