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Alti livelli di colesterolo da giovani possono causare seri problemi cardiovascolari nella mezza età

Secondo gli autori i medici devono spingere i ragazzi a mantenere corretti stili di vita senza perdere tempo. Conta però anche la suscettibilità individuale.

Avere il colesterolo alto durante l’adolescenza o da ventenni aumenta il rischio di subire infarto, ictus, eventi cardiovascolari durante la mezza età. Il rischio persiste anche in chi è riuscito ad abbassare il livello di colesterolo prima di raggiungere i trent’anni. Lo studio è stato condotto da scienziati dell’Università di Medicina del Maryland (Stati Uniti) e pubblicato sul Journal of American College of Cardiology. Secondo gli autori la ricerca è un valido motivo per i medici a intervenire precocemente per trattare i livelli di lipoproteine, il cosiddetto «colesterolo cattivo» (LDL).

Lo studio

La ricerca si è basata sui dati del Coronary Artery Risk Development in Young Adults Study (CARDIA). Lo studio è iniziato 35 anni fa con il reclutamento di 5.000 giovani adulti di età compresa tra i 18 e i 30 anni. I partecipanti sono stati seguiti per tutti questi anni per capire come le caratteristiche individuali, lo stile di vita e i fattori ambientali contribuiscono a rallentare lo sviluppo di malattie cardiovascolari. «Abbiamo scoperto che avere un elevato livello di colesterolo LDL in giovane età aumenta il rischio di sviluppare malattie cardiache e purtroppo questo rischio persiste anche in chi è riuscito in un secondo momento ad abbassare il livello di colesterolo cattivo» ha commentato l’autore principale, il professor Michael Domanski. Ad esempio due persone con lo stesso livello di colesterolo a 40 anni hanno un rischio molto diverso di subire un infarto o un ictus: a rischiare di più è chi aveva livelli elevati da adolescente. «Il danno alle arterie all’inizio della vita può essere difficilmente reversibile - avverte il dottor Domanski - per questo i medici dovrebbero insistere nel convincere i più giovani a cambiare stile di vita ed eventualmente prescrivere farmaci per abbassare i livelli di colesterolo LDL con l’obiettivo di prevenire problemi nel corso della vita». Per portare avanti lo studio i ricercatori hanno utilizzato complessi modelli matematici per capire come il rischio cardiovascolare (infarto, ictus, ischemie e morte per malattie cardiovascolari) aumenta con il crescere dell’«esposizione cumulativa» al colesterolo LDL per una media di 22 anni scoprendo che maggiore era il tempo di esposizione e il livello di colesterolo cattivo nel corso del degli anni più era probabile che i partecipanti sperimentassero un evento cardiovascolare più serio.

Quanto il colesterolo è dannoso nel singolo individuo?

«Questo studio sottolinea quanto sia importante aggredire i fattori di rischio cardiovascolare sin dalla giovane età» commenta Giulio Melisurgo, cardiologo all’ospedale San Raffaele di Milano. «Va comunque tenuto presente - aggiunge - che il colesterolo non è il solo fattore di rischio: ci sono anche il fumo, l’ipertensione, il diabete e la familiarità. Su quest’ultima non si può intervenire, ma su tutti gli altri sì, ed è quindi importante identificarli e correggerli quanto prima. Esiste poi una suscettibilità individuale ai singoli fattori di rischio: ci sono soggetti che a dispetto di alti valori di colesterolo presentano pochissima aterosclerosi, altri soggetti con valori di colesterolo quasi normali presentano quadri di aterosclerosi avanzati. È possibile che tali pazienti siano suscettibili anche a valori di colesterolo non particolarmente alti. Quello che la ricerca ci dovrà chiarire in futuro è quanto il colesterolo possa essere dannoso nel singolo individuo, permettendo così di identificare in ognuno di noi i valori da perseguire»

Tratto da: Corriere della Sera Salute, Cristina Marrone, 06 ottobre 2020