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Diabete. Con le nuove tecnologie di monitoraggio vantaggi per il paziente ed il servizio sanitario

Permettono di ridurre il carico dei ripetuti prelievi di sangue. Ma soprattutto, attraverso un miglior controllo della glicemia, si riducono episodi di ipoglicemia, fluttuazioni, ricoveri e complicanze della malattia.

Fino a otto punturine sul polpastrello ogni giorno per prelevare una goccia di sangue attraverso cui verificare i livelli di glicemia e adattare la terapia insulina. Per milioni di diabetici è un rito quotidiano imprescindibile per un controllo ottimale della malattia ed è forse la migliore metafora di come nel diabete, senza il coinvolgimento del paziente, non possa esistere cura.

Tuttavia è un’attività estenuante, spesso dolorosa (si pensi ai bambini).

Da diversi anni esistono alternative tecnologiche che consentono non solo di evitare il prelievo ripetuto, ma anche un controllo continuo dei livelli glicemici e la fruizione dei dati di monitoraggio da remoto.

Si tratta di tecnologie sempre più efficaci, affidabili e in continua evoluzione che possono dare un contributo importante alla semplificazione della gestione della malattia. Ma anche migliorarne ulteriormente il controllo prevenendo le complicanze e i costi per il servizio sanitario.

La rivista di politica sanitaria Italian Heath Policy Brief (IHPB) ha voluto dedicare al tema un expert paper interamente dedicato alla centralità delle nuove tecnologie per il controllo in continuo e in remoto dei livelli glicemici, nella duplice prospettiva del miglioramento delle risposte sanitarie e di un contributo all’efficienza e alla sostenibilità del sistema. Il documento è stato redatto da un gruppo di esperti di diversa estrazione e formazione (diabetologi, endocrinologi, economisti sanitari, esponenti del mondo advocacy e sondaggisti) che hanno affrontato la materia da molteplici prospettive (le linee guida internazionali, le complicanze dell’ipoglicemia, la variabilità glicemica come fattore di rischio, la percezione dei pazienti sull’autocontrollo della glicemia, la centralità del ruolo della telemedicina) e ribadiscono la necessità di recepire l’innovazione per il monitoraggio dei livelli di glicemia nei pazienti diabetici.

Il documento sarà sottoposto alla validazione delle società scientifiche nazionali affinché ne scaturisca un successivo position paper che possa rappresentare il riferimento per la definitiva affermazione di queste tecnologie innovative.

UN’ALTRA EPIDEMIA

Il diabete in Italia colpisce oltre 3 milioni di persone e comporta una spesa sanitaria di 20 miliardi di euro: di questi, 9 miliardi (l’8 per cento del fondo sanitario nazionale) sono generati da costi diretti (farmaci, ricoveri ospedalieri e assistenza) e 11 miliardi da costi indiretti, prevalentemente connessi alla perdita di produttività.

Tutte le previsioni, tuttavia, prospettano una crescita importante della prevalenza della malattia nei prossimi anni.

«Nessun sistema nazionale potrà mai reggere una prevalenza del diabete come quella che si sta delineando», avverte Andrea Lenzi, ordinario di Endocrinologia presso la Sapienza Università di Roma e coordinatore del gruppo che ha redatto l’expert paper.

In quest’ottica, l’adozione di tecnologie di monitoraggio della glicemia può rappresentare un game changer.

«Nel caso del diabete, il controllo della glicemia è parte integrante della cura», spiega Stefano Genovese, direttore dell’Unità Clinica e di Ricerca di Diabetologia, Endocrinologia e Malattie Metaboliche presso l’IRCCS Cardiologico Monzino di Milano. «I nuovi strumenti hanno il grande vantaggio di offrire un controllo dei valori glicemici senza necessitare di un “buco” tutte le volte che si deve misurare la glicemia. Vengono applicati con una piccola punturina da fare ogni due settimane e misurano il glucosio interstiziale. Possono fornire un monitoraggio in tempo reale o “a richiesta” semplicemente avvicinando un dispositivo di lettura che può essere anche lo smartphone dotato di un’apposita app».

L’utilizzo di questi strumenti nei pazienti con diabete di tipo 1 e di tipo 2 insilino-dipendente è ormai suggerito dalle linee guida.

«Le evidenze - aggiunge Genovese - dimostrano che migliorano il controllo glicemico e riducono gli episodi di ipoglicemia e il tempo di ipoglicemia, che rappresentano il principale fattore di rischio per i ricoveri, comorbidità e mortalità per diabete. Inoltre, permettono di identificare la variabilità glicemica, ossia le fluttuazioni dei livelli di glucosio, e dunque di agire per ridurle».

Riducendo le ipoglicemie, controllando la variabilità glicemica si riducono le conseguenze per i pazienti, le complicanze e i costi.

Inoltre, questi sistemi possono essere usati con facilità anche dagli anziani: «Anzi, forse è addirittura più semplice», precisa Genovese. «Il sensore viene sostituito ogni 14 giorni e l’applicazione può essere fatta da un caregiver. L’anziano può vedere i valori semplicemente avvicinato il lettore o il cellulare. Inoltre, ci sono sistemi che permettono di trasferire i dati di monitoraggio su una piattaforma che può essere consultata dal medico ma anche dai caregiver, per esempio un figlio. Tutto ciò consente di ottimizzare il controllo».

LA LEZIONE DEL COVID

Intanto, la pandemia da SARS-CoV-2 ha sottolineato l’urgenza dell’adozione di queste tecnologie.

«Innanzitutto - ha affermato Andrea Lenzi - ci ha dimostrato che i nostri timori che non avevamo avuto la possibilità di dimostrare erano fondati: di fronte a un evento infettivo di questa portata, anche se la patologia è ben controllata, i pazienti con malattie croniche come il diabete sono in condizioni di fragilità e possono subire i danni peggiori».

La pandemia ha mostrato anche altro: «ha costretto l’Italia, come tutto il mondo, a periodi di quarantena prolungati, limitando anche l’accesso “in presenza” ai servizi sanitari territoriali. Tale limitazione ha, d’altra parte, evidenziato l’importanza dell’utilizzo di tecnologie per migliorare e rendere più efficiente la gestione di patologie croniche», ha aggiunto lenzi. «In particolare le tecnologie digitali per il diabete hanno il potenziale di aumentare l’accesso alle cure, ridurre i costi e migliorare i risultati clinici e la qualità della vita del paziente. Vanno superati alcuni ostacoli gestionali così come sono sicuramente da risolvere le incertezze legislative circa le responsabilità medico-legali sull’utilizzo di dati potenzialmente consultabili ed interpretabili in tempo reale e 24 ore su 24, ma bisogna lavorare per lo sviluppo di un sistema di economia sanitaria che preveda rimborsi ad hoc per le prestazioni di tele-visita, tele-monitoraggio, tele-consulto, etc, così come la valutazione della qualità delle prestazioni erogate».

La politica si è detta disponibile. «Da parte nostra esiste la forte tensione istituzionale verso la necessità di rendere più agevole l’accesso a più moderni strumenti di monitoraggio per superare  i limiti attuali e i problemi dei pazienti», ha affermato l’onorevole Roberto Pella presidente dell’Intergruppo parlamentare “Obesità e Diabete”.

VISTO DAI PAZIENTI

I nuovi approcci, inoltre, sembrano interessare molto anche i pazienti.

Una ricerca condotta da IQVIA tra il 2019 e il 2020 che ha analizzato quasi 170 mila conversazioni online relative al diabete ha rilevato che quasi una conversazione su 3 (il 29% del totale) riguarda l’evoluzione della Telemedicina per il diabete e 1 su 5 i device per l’autocontrollo.

Su quest’ultimo punto, i principali temi delle discussioni riguardano l’impatto dell’autocontrollo sulle qualità della vita (per esempio condivisioni di esperienze sul disagio legato all’elevato numero di “buchi” giornalieri e al dolore); il timore di inaffidabilità degli strumenti di autocontrollo rispetto ai valori rilevati attraverso gli esami del sangue; la capacità dei nuovi dispositivi di migliorare il controllo del diabete; l’integrazione dei device con i sistemi digitali.

«Oggi i pazienti hanno bisogno di informazioni qualificate, e le conversazioni sul web e la condivisione di esperienze attraverso i social network guidano le scelte dei pazienti perché sembrano mancare riferimenti istituzionali e fonti garantite che possano supportali per una migliore gestione del diabete»; ha commentato Isabella Cecchini che per l’istituto di ricerche IQVIA ha condotto l’indagine. «Il web può rappresentare una fonte fondamentale per il paziente diabetico, di approfondimento, scambio e di empowerment. Durante il lockdown dovuto alla pandemia – ha proseguito la ricercatrice - le conversazioni si sono concentrate sull’aumentato rischio per i pazienti diabetici, le difficoltà di contatto con il medico e di accesso agli ospedali, e sulla telemedicina come opportunità per mantenere la relazione con il medico e garantire follow up e controllo».

«Il protagonismo dei pazienti e il loro ruolo attivo sono condizioni essenziali per una buona gestione del diabete», ha sottolineato Teresa Petrangolini, direttrice del Patient Advocacy Lab, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. «Se le nuove tecnologie vanno incontro a questa esigenza di engagement, non possono che essere uno strumento positivo per assicurare qualità della vita e sicurezza delle persone».

Tratto da: Healthdesk, 02 dicembre 2020