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Ipoglicemia, una campagna per riconoscere i segnali d’allarme

Il calo repentino della glicemia è fra le complicanze più temute del diabete, oltre che causa di ricoveri e incidenti: come riconoscerlo e che cosa fare per prevenirlo.

Arriva all’improvviso, a volte con pochi segnali premonitori. Saperli riconoscere però è indispensabile, perché il calo inaspettato e rapido della glicemia può portare alla perdita di coscienza e al coma: per questo è una delle complicanze più temute e pericolose del diabete e per questo Diabete Italia Onlus e Portale Diabete, con il patrocinio dell’Associazione Medici Diabetologi, della Società Italiana di Diabetologia e della Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica, promuovono la campagna Ipoglicemia – Non farti sorprendere, con l’obiettivo di informare i pazienti perché sappiano prevenire, riconoscere e trattare l’ipoglicemia.

I segnali da non sottovalutare

Il calo degli zuccheri nel sangue può essere la conseguenza di errori nella gestione dell’insulina (come essersi iniettati troppo ormone in rapporto all’alimentazione), del digiuno prolungato, di un’eccessiva attività fisica o anche l’effetto collaterale di alcune terapie ipoglicemizzanti, per esempio con le le sulfaniluree; a prescindere dalla causa, si parla di ipoglicemia quando il glucosio in circolo è meno di 70 mg/dL e più scende, più gravi sono i sintomi. «Questi dipendono dalla velocità con cui si abbassa la glicemia, più è rapida più si avvertono; con una riduzione costante della glicemia invece i sintomi non si manifestano fino a valori intorno a 60-58 mg/dL», spiega Ernesto Rossi, consigliere nazionale AMD e direttore tecnico del Centro Antidiabetico di Cerreto Sannita (BN). «I sintomi più comuni sono tremori, formicolii alla lingua, sensazione di forte stanchezza e di mancamento fino a perdita della coscienza. Quando la glicemia scende a un livello pericolosamente basso si possono manifestare sintomi gravi fino alla perdita di coscienza e alle convulsioni, che rendono necessaria l’assistenza di un’altra persona». In bambini e adolescenti con diabete di tipo 1 l’ipoglicemia è la più frequente complicanza acuta del trattamento con insulina ma può essere difficile interpretarne i sintomi, per cui è indispensabile che genitori, insegnanti, allenatori sappiano che cos’è e come intervenire in caso si manifesti.

Che cosa fare

La campagna nasce perciò per far conoscere questi segnali a chiunque sia vicino a un diabetico, ma anche per insegnare a tutti come comportarsi perché quando c’è un’ipoglicemia occorre essere tempestivi. «Nella maggioranza dei casi si tratta di ipoglicemia leggera ed è sufficiente assumere del glucosio per bocca: ai pazienti infatti è raccomandato di avere sempre a portata di mano zucchero da prendere secondo la “regola del 15”, ovvero 15 g/mL di zucchero o miele, con misurazione della glicemia ogni 15 minuti per verificare che si sia ristabilito un valore normale», dice Claudio Maffeis, presidente SIEDP e docente di Pediatria dell’Università di Verona. «In caso di ipoglicemia severa è necessario somministrare immediatamente glucagone per via iniettiva o per via inalatoria, senza perdere nemmeno un minuto per riportare alla norma la glicemia». Il glucagone è infatti l’ormone antagonista dell’insulina ed esiste per somministrazione sottocutanea, intramuscolare o anche in versione spray; in pochi minuti riporta la glicemia nella norma, scongiurando il peggio. La campagna, che sul sito www.ipoglicemianonfartisorprendere.it offre informazioni, regole di pronto intervento e consigli, prevede anche la #LightDownChallenge sui social, una sfida basata sull’idea di “spegnere qualcosa” in modo inaspettato per riprodurre l’esperienza dell’ipoglicemia, simile a un’improvvisa interruzione dei collegamenti.

Tratto da: Corriere della Sera Salute, Elena Meli, 07 febbraio 2021