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Coldiretti stila la black list dei cibi più contaminati e pericolosi per l’uomo: in vetta i semi di sesamo dell’India

Bazzana (responsabile economico Coldiretti): «Necessari controlli mirati per evitare il consumo di prodotti contaminati da residui chimici, micotossine, metalli pesanti, inquinanti microbiologici, diossine, additivi e coloranti. Richiamo al legislatore per leggi più severe nell’importare prodotti stranieri».

Sono dieci i cibi finiti nella black list presentata da Coldiretti al forum internazionale dell’agricoltura che si è tenuto nei giorni scorsi a Roma. Dieci prodotti provenienti dal mercato internazionale che potrebbero mettere a serio rischio la salute dei consumatori. Un monito che Coldiretti ha lanciato sulla base delle rilevazioni fatte nell’ultimo rapporto del sistema di allerta rapido europeo (RASFF) che registra gli allarmi per rischi alimentari verificati in Italia a causa di residui chimici, micotossine e metalli pesanti, inquinanti microbiologici, diossine, additivi e coloranti.

Dai semi di sesamo alla frutta secca

«Abbiamo messo in fila le segnalazioni più ricorrenti facendo una graduatoria che tiene conto dei prodotti non conformi e la provenienza – spiega Lorenzo Bazzana responsabile area economica Coldiretti –. Nella classifica troviamo al primo posto i semi di sesamo coltivati in India con 296 casi segnalati perché contenenti tracce di ossido di etilene. A seguire la carne di pollo della Polonia perché portatrice di salmonella con 273 segnalazioni e ancora 190 situazioni di non conformità per frutta e verdura della Turchia per presenza di pesticidi, 61 casi di pepe nero alla salmonella con passaporto brasiliano, le ostriche francesi con 22 segnalazioni per presenza di Norovirus responsabile di forme di gastroenterite gravi e poi un elenco di frutta secca fuorilegge (dai fichi secchi, alle arachidi, fino ai pistacchi) proveniente da Turchia, Usa, Iran, Argentina per presenza di aflatossine». I numeri per l’Italia non sono affatto trascurabili dal momento che solo nel 2020 sono stati importati dall’India quasi cinque milioni di chili di semi di sesamo per un totale di 7 milioni di euro, mentre dalla Polonia sono arrivati 14 milioni di chili di pollo per un importo di oltre 20 milioni di euro e ancora la frutta e la verdura di origine turca ha raggiunto i 416 milioni di euro secondo i dati Istat.

L’India maglia nera seguita da Turchia e Polonia

In generale in testa alla classifica dei Paesi dai quali giungono in Italia i cibi più contaminati ci sono l’India, responsabile del 12% degli allarmi alimentari scattati in Europa, la Turchia con il 10% e la Polonia (10%) ma è la presenza di paesi come Francia (6%), dall’Olanda (6%) e Cina (6%) a destare maggiore preoccupazione. «L’emergenza, quindi, non riguarda solo i paesi in via di sviluppo – puntualizza Bazzana – ma anche quelli più ricchi per effetto della globalizzazione degli scambi e della competizione al ribasso sui prezzi. L’Italia in questa classifica rientra marginalmente, infatti solo il 19% dei prodotti non conformi sono di origine italiana, il restante 81% sono prodotti di importazione». L’obiettivo di Coldiretti nel presentare la black list è di sensibilizzare i consumatori a prestare molta attenzione nella scelta degli alimenti perché la difformità delle leggi presenti nei singoli paesi, inevitabilmente si ripercuote sulla qualità degli stessi.

I rischi: gastroenteriti e tumori

«Chi dovesse consumare i prodotti indicati nella black list potrebbe manifestare problemi gastro intestinali acuti a causa della salmonella o del norovirus, mentre nel caso di prodotti contaminati con aflatossine, residui di pesticidi o ossido di etilene si andrebbe a generare un accumulo di sostanze velenose nell’organismo che, a lungo andare, con un comportamento reiterato, potrebbe far insorgere delle patologie cancerogene» sottolinea Bazzana.

Cosa fare?

Secondo il sondaggio realizzato da Coldiretti e Censis l’87% degli italiani vorrebbe perciò il divieto di ingresso nei mercati nazionali dei prodotti provenienti da paesi privi di regole di sicurezza sanitaria. «Noi siamo del parere che debbano essere fatti dei controlli mirati per evitare che queste situazioni possano pregiudicare lo stato di salute dei consumatori – conclude il responsabile economico di Coldiretti -. Oggettivamente i dati ci dicono che c’è una maggior possibilità di avere rischi per la salute acquistando prodotti di importazione, con una notazione particolarmente negativa quando si parla di prodotti che arrivano da paesi fuori dall’Unione europea. I cibi italiani, infatti, dai dati in nostro possesso risultano essere i più sicuri. Oggi esiste un problema che va risolto, quindi da una parte il nostro è un richiamo al legislatore affinché ci siano maggiori controlli, dall’altra è un invito rivolto al consumatore perché si preoccupi di verificare la provenienza dei cibi che mette in tavola».

Tratto da: Sanitainformazione, Federica Bosco, 26 novembre 2021