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Diabete tipo 2, il profilo ormonale predice il rischio cardiaco negli uomini

Negli uomini con diabete di tipo 2, ma non nelle donne, valori basali più elevati di testosterone sembrano ridurre il rischio di eventi cardiovascolari, mentre un aumento maggiore dell’estradiolo dopo una perdita di peso potrebbe invece aumentarlo. È quanto emerge da un’analisi dei dati dello studio Look AHEAD pubblicata sulla rivista Diabetes Care.

Il trial Look AHEAD aveva valutato il rischio di esiti cardiovascolari avversi in adulti con diabete di tipo 2 e sovrappeso o obesità (BMI ≥ 25) che avevano partecipato a un intervento intensivo sullo stile di vita rispetto a soggetti che avevano ricevuto soltanto educazione diabetologica. In precedenza, il trial principale non aveva evidenziato differenze di rischio cardiovascolare tra i due gruppi.

Valutazione della relazione tra livelli ormonali e rischio cardiovascolare

In una successiva analisi prospettica di coorte dello studio ancillare sugli ormoni sessuali, i ricercatori hanno valutato la relazione tra livelli ormonali e rischio cardiovascolare. Hanno raccolto dati da 1092 donne in postmenopausa e 1167 uomini selezionati casualmente tra i 5415 partecipanti originali al trial LookAHEAD, seguiti per una mediana di 11,9 anni e per i quali erano disponibili campioni plasmatici conservati, utilizzati per misurare i livelli di ormoni sessuali al basale e dopo un anno.

L’endpoint primario era un dato composito cardiovascolare comprendente decesso per causa cardiovascolare, infarto miocardico non fatale, ictus non fatale o ospedalizzazione per angina.

Testosterone basale e rischio CV: associazione inversa negli uomini

Durante un follow-up mediano di 11,9 anni, gli uomini nel terzile più alto di testosterone totale al basale presentavano un rischio inferiore di eventi cardiovascolari rispetto a quelli nel terzile più basso (HR = 0,74; P=0,03). Gli uomini nel terzile più alto di variazione dell’estradiolo mostravano invece un rischio cardiovascolare più elevato rispetto a quelli nel terzile più basso (HR = 1,47; P=0,012).

Tra gli uomini che avevano perso meno del 7% del peso corporeo dopo un anno di studio, quelli nel terzile più alto di variazione dell’estradiolo (HR = 1,88) e quelli nel terzile intermedio (HR = 1,64) presentavano un rischio più elevato di evento cardiovascolare rispetto ai soggetti nel terzile più basso.

«I nostri risultati sollevano interrogativi sul fatto che il monitoraggio degli ormoni sessuali possa offrire ulteriori indicazioni sul rischio cardiovascolare nelle persone con diabete, soprattutto tra coloro che stanno perdendo peso come nel nostro studio» ha dichiarato in un’intervista l’autore senior Wendy Bennett, professore associato di medicina nella divisione di medicina interna generale presso la Johns Hopkins University School of Medicine.

SHBG come potenziale biomarcatore cardiometabolico

Per quanto riguarda la globulina legante gli ormoni sessuali (SHBG) negli uomini con perdita di peso ≥ 7%, il terzile più alto di variazione era associato a un rischio cardiovascolare più basso (HR 0,47 per il terzo vs il primo terzile, con una differenza significativa), mentre tra quelli con perdita di peso <7% il terzile più alto di variazione della SHBG era associato in modo non significativo a un aumento del rischio cardiovascolare (HR 1,39 per il terzo vs il primo terzile).

«La SHBG è un buon marcatore della sensibilità insulinica e aumenta se si perde peso. Abbiamo osservato che la SHBG è correlata a un rischio cardiovascolare più basso, ma solo negli uomini che avevano perso il 7% o più del loro peso»  ha osservato il primo autore Teresa Gisinger, ricercatrice post-dottorato nella Divisione di Endocrinologia e Metabolismo presso la Medical University of Vienna, Austria.

Nelle donne non sono state riscontrate associazioni tra ormoni sessuali e rischio cardiovascolare in nessun momento dello studio. «La maggior parte degli studi precedenti che hanno valutato gli ormoni sessuali nelle donne in postmenopausa includeva un’alta percentuale di soggetti con livelli ormonali non rilevabili, il che introduceva un bias perché eventuali associazioni riportate riguardavano solo coloro con livelli misurabili» ha spiegato Bennett, che si è dichiarata non sorpresa nel rilevare differenze tra i sessi. «Siamo fiduciosi nei nostri risultati perché siamo stati in grado di rilevare estradiolo e testosterone in tutti i partecipanti di questa ampia coorte dello studio Look AHEAD utilizzando metodi di spettrometria di massa».

Secondo gli autori questi risultati aprono la strada a futuri studi per comprendere in che modo le variazioni degli ormoni sessuali possano influenzare altri esiti clinici nelle persone con diabete. Sono inoltre sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere meglio e identificare altri fattori di rischio sesso-specifici nella popolazione diabetica.

«I clinici devono tenere conto delle differenze tra uomini e donne quando formulano una diagnosi, trattano e stratificano il rischio cardiovascolare nelle persone con diabete» ha concluso Bennett.

Invito alla cautela sulle conclusioni dello studio

Commentando lo studio, Frederick Wu, professore emerito di medicina ed endocrinologia presso la University of Manchester, in UK, ha dichiarato «Le nostre pubblicazioni mostrano che solo livelli molto bassi di testosterone e molto bassi di estradiolo sono associati a rischi più elevati di malattia cardiovascolare, un risultato in parte diverso da questa nuova pubblicazione».

Ha inoltre osservato che i meccanismi che collegano gli ormoni sessuali alle malattie cardiovascolari sono molteplici e complessi, e il loro contributo proporzionale al rischio cardiovascolare complessivo potrebbe non essere sostanziale rispetto ai numerosi fattori predisponenti ben dimostrati come fumo, lipidi e diabete, tra gli altri. La conclusione degli autori secondo cui gli ormoni sessuali e la SHBG dovrebbero contribuire alle valutazioni complessive del rischio cardiovascolare potrebbe essere eccessiva.

Referenze

Gisinger T et val. Sex Hormones and Cardiovascular Risk in Type 2 Diabetes: Cohort Study of the Look AHEAD Trial. Diabetes Care. 2026 Mar 1;49(3):497-501.

Tratto da: Pharmastar, Davide Cavaleri, 25 febbraio 2026