5permille

Verso un Piano Nazionale per lo scompenso cardiaco: diagnosi precoce, governo del percorso, sostenibilitā

In Italia lo scompenso cardiaco coinvolge circa un milione di persone ed è la principale causa di ricovero tra gli over 65. La sopravvivenza a cinque anni resta critica, con un impatto rilevante sul SSN, assorbito in larga misura dalle ospedalizzazioni. Una quota consistente della spesa, in aggiunta, è legata a rientri ripetuti in reparto, spesso conseguenza di una gestione territoriale disomogenea e di una identificazione tardiva del rischio clinico.

In questo scenario si inserisce il Policy Paper “Verso un Piano Nazionale per lo Scompenso Cardiaco”, presentato il 7 ottobre 2025 presso la Sala Angiolillo di Palazzo Wedekind, al termine di un confronto strutturato tra Istituzioni, clinici e rappresentanti delle associazioni di pazienti. Il documento, frutto di un confronto multistakeholder, individua alcune priorità operative che riguardano la diagnosi precoce, l’assetto dei percorsi assistenziali e l’impiego degli strumenti digitali. Il lavoro di approfondimento avviato, prosegue con una tappa editoriale, realizzata con il contributo non condizionante di Roche Diagnostics Italia, mettendo a sistema prospettive cliniche, dei pazienti e dell’industria. Al centro vi è un assunto clinico preciso: lo scompenso evolve lungo una traiettoria riconoscibile, soprattutto nei soggetti con diabete, ipertensione, obesità o precedenti eventi cardiovascolari.

In questa fase il dosaggio dell’NT-proBNP assume un valore decisionale, poiché consente di stratificare il rischio, orientare l’eventuale approfondimento specialistico e modulare tempestivamente la terapia. Un utilizzo sistematico nei pazienti a rischio permette inoltre di escludere la patologia in presenza di valori nella norma e di indirizzare in modo appropriato i casi che richiedono valutazione cardiologica, riducendo accessi non selezionati e favorendo una gestione basata su criteri oggettivi. In merito Gianluca Perseghin, Professore Ordinario di Endocrinologia, Università degli Studi di Milano-Bicocca osserva:

«Circa il 15% delle persone con diabete sviluppa insufficienza cardiaca, una condizione che rappresenta la principale causa di ricovero in questa popolazione. Per lungo tempo il diabetologo non ha avuto un ruolo centrale nella gestione dello scompenso, anche per l’assenza di opzioni terapeutiche adeguate. Oggi lo scenario è mutato. Le linee guida europee raccomandano il dosaggio dell’NT-proBNP come indagine di primo livello nei pazienti con sintomi sospetti, e il diabetologo diventa prescrittore del test e protagonista della stratificazione del rischio. L’identificazione precoce consente di avviare terapie in grado di ridurre le ospedalizzazioni e, al contempo, incidere sul controllo glicemico e sulla progressione della malattia renale, con un impatto diretto anche sull’organizzazione degli ambulatori cardiologici.»

Il Paper richiama anche la necessità di superare le attuali limitazioni di rimborsabilità, che di fatto circoscrivono il test alle fasi più avanzate della malattia. L’aggiornamento del Nomenclatore tariffario LEA viene indicato come passaggio essenziale per garantire equità di accesso alle cure, in particolare nelle popolazioni ad alto rischio. La diagnosi precoce, inserita in programmi di screening mirato finanziati con risorse dedicate alla prevenzione, viene considerata una misura di governo della spesa, oltre che clinica. La prospettiva dei pazienti evidenzia un ulteriore nodo, il ricovero in fase acuta rappresenta spesso il primo momento in cui la patologia viene riconosciuta. Alla dimissione, di contro, non sempre segue un percorso strutturato e continuativo. Il documento propone pertanto PPDTA regionali sintetici, con attribuzione puntuale di responsabilità tra medici di medicina generale, cardiologi, internisti, diabetologi, infermieri e strutture territoriali. L’obiettivo è garantire un patient journey definito, verificabile e omogeneo. A questo proposito, Maria Rosaria Di Somma, Consigliera Delegata dell’Associazione Italiana Scompensati Cardiaci (AISC), sottolinea:

«Introdurre l’esenzione per patologia per il test NT-proBNP a tutti i soggetti a rischio (pazienti diabetici, ipertesi o con pregressi eventi cardiovascolari) significa rendere effettivo l’accesso alla diagnosi precoce, ancora condizionato da vincoli amministrativi non allineati alle evidenze cliniche. Troppi pazienti ricevono una diagnosi solo in fase acuta e, dopo la dimissione, non sempre sono inseriti in un percorso strutturato. Dotare il territorio – a partire dai medici di medicina generale e dalle Case della Comunità – di strumenti come il test NT-proBNP, anche in modalità Point of Care, consente di intercettare prima lo scompenso e ridurre le ospedalizzazioni evitabili, favorendo una presa in carico continuativa.»

Accanto alla dimensione organizzativa, il documento richiama la necessità di sistemi di monitoraggio basati su indicatori di processo ed esito, con tracciabilità dei follow-up e valutazioni periodiche di appropriatezza e impatto economico. La piena interoperabilità tra FSE, piattaforme regionali e strumenti di telemedicina consente una gestione clinica continuativa, in particolare nei pazienti fragili. In questa prospettiva, la diagnostica assume una funzione strategica nella programmazione del SSN, anche attraverso modelli di valutazione che correlino l’impiego degli strumenti a esiti clinici documentabili e a una riduzione dei costi legati alla fase acuta. In merito, Ramiro Pena, Healthcare Development Director Roche Diagnostics Italia sottolinea:

«Roche Diagnostics agisce da partner strategico promuovendo un approccio multistakeholder che coinvolge tutti gli attori del sistema salute - dal settore privato alle società scientifiche e le associazioni di pazienti - per trasformare le proposte del Policy Paper in soluzioni operative concrete, attraverso interventi applicativi e soluzioni orientate al Value-Based Healthcare. Garantire la piena rimborsabilità territoriale dell’NT-proBNP è essenziale per abilitare la diagnosi precoce negli ambulatori, riducendo le ospedalizzazioni evitabili e i costi associati. Attraverso progetti pilota, formazione condivisa e utilizzo di dati real-world, supportiamo l’integrazione ospedale-territorio con PDTA uniformi, favorendo un SSN più efficiente, sostenibile e orientato al valore per i pazienti.»

Il Policy Paper non introduce nuove norme; delinea un quadro di indirizzo che richiede coordinamento istituzionale e capacità di attuazione a livello regionale. La definizione di un Piano Nazionale per lo Scompenso Cardiaco viene indicata come cornice di riferimento per armonizzare le esperienze territoriali e ridurre le disomogeneità nell’accesso alla diagnosi e alle cure. La centralità dell’NT-proBNP, infine, inserita in protocolli strutturati e sostenuta da un aggiornamento dell’Allegato 8 “Esenzione per patologia” dei LEA, emerge come elemento trasversale alle tre direttrici individuate. La gestione dello scompenso cardiaco pone quindi una questione di governance sanitaria: intercettare il rischio prima della fase irreversibile, definire percorsi chiari e misurare gli esiti non è un’opzione organizzativa; è una condizione per la tenuta del sistema.

Tratto da: Pharmastar, 01 marzo 2026