VESALIUS-CV, evolocumab riduce i primi eventi cardiovascolari nei diabetici ad alto rischio anche senza aterosclerosi nota
Una prevenzione lipidica più intensiva può fare la differenza anche prima che l’aterosclerosi diventi clinicamente evidente. È questo il messaggio che emerge da un’analisi prespecificata del trial VESALIUS-CV, presentata al congresso ACC.26 e pubblicata in contemporanea su JAMA: nei pazienti con diabete ad alto rischio cardiovascolare, ma senza aterosclerosi significativa nota e senza precedenti di infarto miocardico o ictus, l’inibitore di PCSK9 evolocumab ha ridotto il rischio di un primo grande evento cardiovascolare rispetto al placebo, in aggiunta alla migliore terapia ipolipemizzante tollerata. L’analisi ha incluso 3.655 pazienti con diabete, selezionati all’interno della popolazione complessiva dello studio. Per “assenza di aterosclerosi significativa nota” si intendeva l’assenza di precedenti procedure di rivascolarizzazione arteriosa, di stenosi arteriose pari o superiori al 50% e di calcio coronarico elevato. I partecipanti sono stati randomizzati a evolocumab (1.849 pazienti) oppure a placebo (1.806 pazienti). L’età mediana era di 65 anni, il 57% era costituito da donne, l’indice di massa corporea medio era elevato e il valore mediano di LDL-C al basale era di 132 mg/dL; quasi il 90% assumeva già una terapia ipolipemizzante e il 64% era in trattamento con statine ad alta intensità. Come atteso, l’effetto sul colesterolo LDL è stato marcato: a 48 settimane, i livelli di LDL-C si sono ridotti fino a 52 mg/dL nel gruppo evolocumab, contro 111 mg/dL nel gruppo placebo. Ma il dato più importante è quello clinico. Durante un follow-up mediano di 4,8 anni, il primo endpoint primario - composito di morte coronarica, infarto miocardico o ictus ischemico - si è verificato in 83 pazienti trattati con evolocumab e in 117 pazienti del gruppo placebo, corrispondenti a una riduzione significativa del rischio (HR 0,69; p=0,009). Un risultato analogo è emerso per il secondo endpoint primario, che includeva anche la rivascolarizzazione guidata dall’ischemia: gli eventi si sono verificati in 127 pazienti nel gruppo evolocumab e in 178 nel gruppo placebo, ancora con una riduzione relativa del rischio del 31% (HR 0,69; p=0,009). Secondo gli sperimentatori, il beneficio si è reso evidente soprattutto dopo il primo anno di trattamento, suggerendo che un controllo più aggressivo dell’LDL-C possa produrre vantaggi crescenti nel tempo anche in prevenzione primaria ad alto rischio. Coerenti anche gli endpoint secondari prespecificati, con una riduzione degli eventi ischemici maggiori nei pazienti trattati con l’inibitore di PCSK9. Segnali favorevoli sono emersi anche per la mortalità cardiovascolare e per la mortalità per tutte le cause, ma questi risultati devono essere considerati esplorativi e non conclusivi. Il messaggio che arriva da questa analisi è chiaro: nei pazienti con diabete di lunga durata e profilo di rischio elevato, attendere la comparsa di una malattia aterosclerotica manifesta potrebbe non essere la strategia migliore. I dati di VESALIUS-CV suggeriscono infatti che, in casi selezionati, intensificare la terapia oltre la statina può ridurre gli eventi cardiovascolari già nelle fasi più precoci del continuum aterosclerotico.
Fonte: ACC Congress 2026.
Tratto da: Cardiolink, Alberto Aimo, 14 aprile 2026
