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Farmaci antiobesità, i diabetologi rassicurano i pazienti: “Non sospendere le terapie senza consultare il medico”

La FeSDI invita a non lasciarsi influenzare da informazioni non contestualizzate: “Gli agonisti del GLP-1 sono tra le terapie più studiate e sicure”.

Negli ultimi mesi il dibattito sui farmaci agonisti del recettore del GLP-1, utilizzati per il trattamento del diabete di tipo 2 e dell’obesità, si è intensificato anche a causa della diffusione di informazioni allarmistiche sui possibili effetti collaterali. Un clima che rischia però di generare paura e spingere alcuni pazienti a interrompere autonomamente cure considerate oggi fondamentali nella gestione delle malattie metaboliche. Per questo la Federazione delle Società Diabetologiche Italiane (FeSDI), che riunisce Associazione Medici Diabetologi (AMD) e Società Italiana di Diabetologia (SID), lancia un messaggio chiaro alle persone in trattamento con questi medicinali: eventuali dubbi devono essere affrontati insieme al diabetologo o al medico curante e non attraverso decisioni autonome. Secondo la Federazione, sospendere improvvisamente la terapia potrebbe compromettere il controllo glicemico e ridurre i benefici cardiovascolari e renali ottenuti grazie alla continuità terapeutica.

Farmaci sempre più utilizzati contro diabete e obesità

Gli agonisti del GLP-1 rappresentano oggi una delle innovazioni più importanti nel trattamento delle patologie metaboliche. Questi farmaci agiscono migliorando il controllo della glicemia, favorendo la perdita di peso e contribuendo anche alla riduzione del rischio cardiovascolare. egli ultimi anni numerosi studi clinici internazionali hanno evidenziato benefici che vanno oltre il semplice calo ponderale, mostrando effetti positivi sulla salute cardiovascolare, sulla funzione renale e sul profilo metabolico generale. Più recentemente, sono emerse evidenze favorevoli anche in alcune forme di scompenso cardiaco. Per la comunità diabetologica italiana si tratta di terapie consolidate, approvate dalle principali autorità regolatorie internazionali e supportate da solide evidenze scientifiche.

Il rischio della disinformazione

A preoccupare gli specialisti è soprattutto la diffusione di messaggi generalizzati e privi di adeguata contestualizzazione, che possono alimentare timori ingiustificati nei pazienti. Secondo FeSDI, parlare in maniera indiscriminata di presunti rischi per pancreas, occhi o altri organi senza spiegare il reale rapporto tra benefici e possibili effetti indesiderati rischia di creare allarme e confusione. Le società scientifiche riferiscono di aver ricevuto numerose richieste di chiarimento da parte di persone preoccupate dopo aver letto o ascoltato notizie poco accurate sui farmaci antiobesità e antidiabete. Per questo gli esperti ribadiscono che il punto di riferimento deve rimanere il medico, nell’ambito di una relazione di cura personalizzata che tenga conto della storia clinica del singolo paziente.

Non solo diabete: il ruolo nella cura dell’obesità

Secondo i diabetologi, questi farmaci rappresentano oggi anche una delle opzioni terapeutiche più efficaci nella gestione dell’obesità, patologia cronica che aumenta il rischio cardiovascolare ed è associata a numerose complicanze, comprese diverse forme tumorali. L’obesità, ricordano gli specialisti, può incidere profondamente anche sulla qualità della vita, con conseguenze sul piano sociale, lavorativo e psicologico. In questo contesto, le terapie farmacologiche possono offrire un supporto concreto, soprattutto se inserite all’interno di un percorso più ampio che comprenda alimentazione equilibrata, attività fisica e controlli medici regolari. La FeSDI sottolinea inoltre come, in alcuni casi, l’alternativa terapeutica possa essere rappresentata dalla chirurgia bariatrica, trattamento efficace ma non privo di rischi e che richiede un’attenta valutazione clinica.

“La corretta informazione resta fondamentale”

La Federazione invita quindi le persone con diabete e obesità a non lasciarsi guidare dalla paura e a confrontarsi sempre con il proprio specialista prima di modificare o interrompere le cure. Per gli esperti, la corretta informazione scientifica e il rapporto di fiducia con i professionisti sanitari restano gli strumenti principali per garantire una gestione appropriata delle malattie metaboliche e delle terapie oggi disponibili.

Tratto da: Sanità Informazione, 18 maggio 2026