Basta una sola infusione per abbassare il colesterolo LDL in modo duraturo
Una sola infusione per abbassare il colesterolo LDL in modo duraturo, potenzialmente per anni. È questo l’obiettivo di VERVE-102, terapia sperimentale di gene editing.
Una sola infusione per abbassare il colesterolo LDL in modo duraturo, potenzialmente per anni. È questo l’obiettivo di VERVE-102, terapia sperimentale di gene editing sviluppata da Verve Therapeutics e oggi parte del portafoglio di Eli Lilly, che ha presentato nuovi dati incoraggianti al congresso della European Atherosclerosis Society.
Secondo i risultati aggiornati dello studio di fase Ib Heart-2, il trattamento ha ridotto i livelli della proteina PCSK9 fino all’88% e il colesterolo LDL fino al 62%, con effetti mantenuti fino a 18 mesi dopo una singola somministrazione in alcuni pazienti.
Il farmaco è destinato a persone con ipercolesterolemia familiare eterozigote o malattia coronarica precoce che rimangono ad alto rischio cardiovascolare nonostante le migliori terapie disponibili, comprese statine e altri farmaci ipolipemizzanti.
Come funziona VERVE-102
VERVE-102 appartiene alla nuova frontiera dell’editing genetico “in vivo”, cioè direttamente all’interno dell’organismo. La terapia utilizza una tecnologia chiamata base editing, una forma evoluta di editing genetico che consente di modificare una singola “lettera” del DNA senza tagliare completamente il doppio filamento genetico, riducendo teoricamente il rischio di errori indesiderati.
L’obiettivo è il gene PCSK9, che regola la quantità di recettori per il colesterolo LDL presenti nel fegato. Quando PCSK9 è molto attivo, il fegato elimina meno colesterolo dal sangue; al contrario, bloccare o inattivare questo gene porta a una drastica riduzione dell’LDL.
VERVE-102 replica ciò che avviene naturalmente in alcune persone nate con mutazioni “loss-of-function” di PCSK9: individui che per tutta la vita mantengono livelli molto bassi di colesterolo e un rischio cardiovascolare significativamente inferiore.
La terapia viene somministrata tramite infusione endovenosa. Utilizza nanoparticelle lipidiche di nuova generazione (GalNAc-LNP) che trasportano nel fegato un RNA messaggero contenente l’editor genetico e una guida molecolare diretta verso il gene PCSK9. Una volta raggiunte le cellule epatiche, il sistema modifica permanentemente il DNA, “spegnendo” il gene bersaglio.
Il nodo dell’aderenza terapeutica
Uno degli aspetti più interessanti della strategia è la possibilità di superare il problema dell’aderenza alle terapie croniche. Oggi milioni di pazienti devono assumere farmaci anti-colesterolo ogni giorno o effettuare iniezioni periodiche di anticorpi monoclonali anti-PCSK9. Tuttavia, nella pratica clinica molti interrompono o assumono le cure in modo discontinuo.
“Quando si parla di LDL, la sfida non è solo ridurlo, ma mantenerlo basso nel tempo”, ha spiegato Scott Vafai, vicepresidente e chief medical officer di Verve.
L’idea di una terapia “one shot” potrebbe quindi cambiare radicalmente l’approccio alla prevenzione cardiovascolare nei pazienti ad altissimo rischio.
Sicurezza e prossimi passi
Lo studio ha coinvolto 35 partecipanti trattati con dosi crescenti. Il trattamento è risultato generalmente ben tollerato, senza eventi avversi gravi correlati alla terapia, tossicità dose-limitanti o interruzioni dello studio. Gli effetti indesiderati osservati sono stati prevalentemente lievi, soprattutto reazioni all’infusione e affaticamento.
La sicurezza resta comunque uno degli aspetti più delicati per tutte le terapie di editing genetico in vivo. Negli ultimi anni alcuni programmi concorrenti basati su CRISPR hanno subito stop regolatori temporanei a causa di tossicità epatiche severe.
Lilly prevede di avviare entro la fine del 2026 uno studio di fase II per confermare efficacia e sicurezza su un numero più ampio di pazienti. Se i risultati verranno confermati, VERVE-102 potrebbe diventare una delle prime terapie cardiovascolari basate su editing genetico permanente, aprendo la strada a trattamenti potenzialmente definitivi per l’ipercolesterolemia e la prevenzione degli eventi cardiovascolari.
Tratto da: Corriere Nazionale, 08 giugno 2026
