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Diabete: un’azione precoce sul colesterolo Ldl riduce il rischio cardiovascolare

Una corretta identificazione del profilo di rischio del paziente e terapie efficaci consentono di intervenire sulla progressione della malattia aterosclerotica.

Il diabete è una patologia cronica globale che colpisce oltre mezzo miliardo di adulti nel mondo, in Italia circa 4 milioni. Chi vive con il diabete ha un rischio molto più elevato, alcuni studi indicano il doppio, di sviluppare malattie cardiovascolari, come infarto e ictus: per questo la gestione del rischio richiede un approccio sempre più integrato e personalizzato. Una corretta identificazione del profilo di rischio del paziente con diabete, infatti, consente di intervenire tempestivamente sui principali fattori che contribuiscono alla progressione della malattia aterosclerotica, tra cui il colesterolo LDL, modificando il decorso del rischio cardiovascolare lungo il continuum della malattia.

I risultati dello studio Vesalius

A confermarlo sono le nuove evidenze scientifiche, tra cui i risultati dell’analisi dello studio Vesalius-CV presentati al recente congresso americano di diabetologia, a New Orleans, secondo cui, nelle persone con diabete ad alto rischio cardiovascolare ma in assenza di un infarto o un ictus, una riduzione intensiva del colesterolo LDL con evolocumab in combinazione alla terapia ipolipemizzante ottimizzata, “è associata a una significativa diminuzione del rischio di andare incontro a un primo evento cardiovascolare maggiore rispetto al placebo”.

“I risultati con evolocumab in questa nuova analisi dello studio Vesalius-Cv confermano quanto sia importante valutare correttamente il rischio cardiovascolare nelle persone con diabete anche senza evento pregresso. Essendo il colesterolo Ldl il fattore causale della malattia aterosclerotica, queste evidenze rafforzano la necessità di identificare precocemente i pazienti a più alto rischio e di intervenire in modo efficace sui livelli di Ldl per ridurre la probabilità di futuri eventi cardiovascolari - afferma Salvatore De Cosmo, direttore della Struttura Complessa di Medicina Interna-Endocrinologia Irccs “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo (FG) e presidente Nazionale dell’Associazione medici diabetologi (AMD) -. Poichè il rischio cardiovascolare dipende infatti non solo dai livelli di colesterolo LDL, ma anche dal tempo di esposizione a valori elevati, anticipare la mossa con terapie efficaci come evolocumab, è fondamentale per ridurre il carico cumulativo di colesterolo LDL nel corso della vita e contribuire a modificare il percorso del rischio cardiovascolare, a favore della salute futura dei pazienti”.

Il fattore tempo è cruciale

Quando si parla di colesterolo LDL, dunque, il tempo conta. Il rischio cardiovascolare dipende infatti non solo da quanto è alto il colesterolo, ma anche da quanto a lungo il nostro organismo vi è esposto. L’aterosclerosi è un processo che si sviluppa nel corso degli anni e spesso non dà sintomi fino a quando non si manifesta con un infarto o un ictus. Ecco perché la vera sfida è anticipare la mossa: identificare precocemente le persone con diabete più a rischio e intervenire tempestivamente per ridurre il colesterolo LDL. “Farlo - continua De Cosmo - significa cambiare la storia naturale della malattia e offrire ai pazienti una migliore protezione cardiovascolare nel lungo periodo”. L’obiettivo, dunque, è ridurre il rischio di eventi cardiovascolari tramite la riduzione del colesterolo LDL e, quando possibile, prevenire il primo evento investendo nella salute futura del paziente.

Tratto da: Il Sole 24 Ore, Ernesto Diffidenti, 19 giugno 2026