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Cuore e cervello in forma grazie all’attività fisica

 

Ormai è accertato: un'attività fisica regolare anche nella terza età non può che fare bene al fisico ed al cervello. Ma dove agiscono e quali sono i processi che permettono questi risultati, e dunque una miglior qualità della vita nei soggetti che praticano un'attività fisica? Le ragioni non cambiano a qualsiasi età. Il movimento mette in azione meccanismi biologici che interagiscono attraverso complicati processi chimici con tutti gli organi e apparati. Il cuore accelera i propri battiti, il sangue scorre più velocemente, la respirazione si fa più profonda e frequente, la pressione arteriosa cresce. Una serie di fenomeni che tra le altre cose proteggono a livello cardiovascolare, in particolare dall'aterosclerosi e dalle sue complicanze cliniche. I grassi, infatti, vengono smaltiti con l'attività e non si depositano più sulle pareti dei vasi. Anche l'osteoporosi, degenerazione delle ossa che si verifica sovente nella terza età con fragilità delle stesse e pericolo di fratture, migliora in seguito all'attività fisica. Ecco perché tra i risvolti di un'attività fisica regolare c'è anche un incremento di longevità, con riduzione del rischio di morte e con un guadagno, rispetto ai sedentari, di circa due anni e mezzo di vita.
Inoltre, anche il cervello sembra funzionare meglio. Anche in questo caso infatti, studi recenti dimostrano che l'esercizio aerobico (cioè quello caratterizzato dal consumo di ossigeno dell'aria) ha un effetto positivo: aumenta la circolazione cerebrale, incoraggia la formazione di nuovi neuroni (le cellule del cervello) e aumenta il numero delle sinapsi, le connessioni tra i neuroni. È attraverso questi meccanismi biologici che l'attività fisica praticata regolarmente porterebbe ad una prevenzione della demenza (in particolare l’Alzheimer) ed a un miglioramento generale delle capacità cognitive (attenzione, memoria, velocità di ragionamento) dell’anziano. Inoltre, se da una parte ci sono benefici evidenti per la forma fisica e per la prevenzione delle malattie neurodegenerative cerebrali, dall'altra questo genere di "passatempo" permette di socializzare, intrecciare e consolidare positive relazioni sociali, condividere esperienze piacevoli con tutto ciò che ne consegue sul versante del tono dell'umore e della qualità della vita. Infine, accettare di praticare attività fisica, può indurre la persona ad avere un atteggiamento diverso nei confronti del proprio corpo, ad accettarlo e ad imparare i sistemi migliori affinché il passare degli anni incida il meno possibile. Insomma: mens sana in corpore sano.
Tratto da: Giornale di Brescia, Giuseppe Bellelli, 15 marzo 2010